Elena

Elena

Una donna minuta. Piccola. A un passo dai sessanta anni. In una notte di luglio passeggia per le strade di Torino. E’ una di quelle sere in cui pensi che la felicità sia possibile. Lei lo capisce, cammina a lungo, la musica di Gianmaria Testa, il capostazione che sapeva cantare e suonare, sembra vibrare nell’aria. Elena annota in un diario che lascia in pubblico: ‘Tocco la grazia con un dito’. A volte accade.

Le lettere di Elena

Le lettere di Elena

Qualche settimana dopo incontro Elena Marsico, artigiana torinese, ad Aliano, nei calanchi della Lucania. Lontano da San Salvario, il quartiere multietnico di Torino, dove abita. Più tardi mi verrà in mente la coincidenza/talismano: Aliano è Gagliano, il paese di Cristo si è fermato a Eboli, il paese del confino di Carlo Levi, un altro torinese. Nord e Sud che s’incontrano in una terra lontana, una terra indigena. Ad Aliano non si arriva per caso. Ci vuole la pazienza delle curve, delle strade in frana, dei cartelli stradali che ingannano, del mistero degli orari delle corriere, delle benzina che finisce e dove è il distributore più vicino? Per arrivare ad Aliano ci vuole tempo.

Baciarsi fra l'erba

Baciarsi fra l’erba

Ad Aliano, quando il primo autunno già s’intravede nel paesaggio stremato della Lucania, c’è un non-festival. Per alcuni giorni, in notti che non finiscono mai, artisti, musicisti, scrittori, poeti popolano il paese. Detto così, racconta poco: Aliano è una follia, un incontro provvisorio, un abitare un luogo del Sud. E qui è arrivata anche Elena con le sue lettere, con la sua carta pazza. La prima volta che l’ho vista stava costruendo un alfabeto su un grande tavolato di legno. E le sue lettere sembravano legno. Erano mischiate, linee intrecciate, cerchi di parole. Se ne intuiva una: ‘desolazione’…

Dai, vieni...

Dai, vieni…

Non è legno: è carta. Vado a farmi spiegare: tecnica giapponese, carta paglia, foglio su foglio, carta e colla sovrapposti a un modello. Poi le lettere devono seccare al sole. Elena disegna un alfabeto, ma fa anche ballare milonghe, sorprende due ragazzi a baciarsi in un prato, offre rifugio a gatti sui tetti, a colombe fra i fiori, ormeggi a piccole barche colorate. Parole e paesaggio. Ho pensato a quando volevo scrivere, per questa rubrica, racconti sulle mani delle donne…

I gatti di Elena

I gatti di Elena

Le mani di Elena sono quelle di una musicista. Suo padre, giornalista, suonava chitarra jazz. E lei studia questo strumento, va al conservatorio. Negli anni fa una doppia scoperta: la chitarra non è il suo strumento (‘Troppo solista e solitario, forse io cercavo il gruppo, l’assieme’) e che a scuola la ritengono poco adatta al disegno. E allora, per vivere, insegna musica nelle scuole e si ostina a disegnare.

Le lettere

Le lettere

Poi ci sono i bivi della vita. Un giorno è sul Po, in uno degli imbarchi del parco del Valentino. E qui incontra ragazzi con addosso malattie psichiatriche. Gestiscono un punto di incontro, di musica, di tempo libero. Accade che Elena lì rimane. ‘I matti siamo noi’, è certa di aver pensato. Dà una mano, volontariato, che poi diventa impegno, lavoro, la sua vita: ‘E’ il lavoro della mia vita’. E, senza alcuna esperienza, si trova in centri di accoglienza e rifugio, notti nelle camerate, poi i diurni. Anni in cui chiudeva il manicomio di Collegno e qui arrivavano uomini e donne oramai alla deriva. Gerardo, a esempio: grande grossa, era stato rinchiuso a quattro anni e, a quella età, bollato come ‘pericoloso’. ‘Dormiva con gli occhi aperti’, ricorda Elena. Per venti anni era vissuto in una stanza con la luce accesa. Elena non suona più (‘Ma la musica mi manca’) e disegna, le sue mani non possono stare ferme. Scopre la carta. I colori. La colla. ‘Mi hanno salvato la vita’, e gira lo sguardo. ‘Con la musica non sono riuscita a dimenticare gli spartiti, con la carta, sì’. Ha portato lettere e fiori ad Aliano. La trovate a Torino.

Il rifugio di papaveri

Il rifugio di papaveri

Non so perché vi racconto questo breve incontro. Credo perché ve ne parlerei se potessi sedermi al tavolo di un bar con voi. Perché di mezzo ci sono i chilometri di un’Italia lunga, molto lunga. Da Torino ad Aliano. Dalle Alpi agli Appennini, spina dorsale d’Italia. Perché i paesi della Lucania sono così simili a quelli delle terre spezzate dal terremoto avvenuto negli stessi giorni in cui eravamo ad Aliano. Perché le mani di Elena costruiscono un alfabeto e nella mia casa di Matera è rimasta, blu e dorata, una lettera ‘a’.

Il gatto blu

Il gatto blu

Per saperne di più su Elena Marsico: www.cartapazza.it