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Acqua

Testo e foto di Andrea Semplici

La fede a Lalibela, città santa dell’Etiopia, è fisica.

Si beve l’acqua benedetta. Alla domenica i diaconi la versano da brocche di alluminio in piccoli bicchieri. I fedeli bevono in fretta, si gettano addosso le gocce. L’acqua viene conservata in piccole taniche di plastica gialla. Vengono benedette dal passaggio di una croce. La folla dei fedeli accerchia il diacono che rimane in piedi sopra un gradino.

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Cenere

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La cenere e la croce

 

Viene raccolta la cenere sacra. Habtemariam esce dalla chiesa e va in un piccolo spiazzo protetto dal muro. E’ quanto rimane di piccoli falò. Benedice con un gesto rapido. Mette le dita nella cenere e disegna una croce sulla fronte di un ragazzo.

Terra

Terra

 

Nella cappella del Golgotha, invisibili ai nostri occhi, vi è la tomba di Lalibela. Santo della chiesa ortodossa d’Etiopia. Storia paradossale: la dinastia salomonide, diretta discendente di Menelik I, figlio della regina di Saba e di re Salomone, ha sempre considerato Lalibela, re della dinastia zagwe, un usurpatore, ma la chiesa ortodossa, pilastro dell’eterno regno dei salomonidi (è durato fino al negus Hailè Selassié), lo ha canonizzato.

La tomba di Lalibela è anche il sarcofago simbolico di Cristo.

Ai piedi di Dejan, giovane diacono, figlio del prete Betay, il custode da venti anni della cappella di Golgotha, vi è un cesto con della terra. Mi spiega: ‘Se se ortodosso, è una medicina sacra. Ti do un cucchiaino, la mischi con l’acqua benedetta e la bevi. Aiuta’.

Lalibela è città di turismo. Negli ultimi anni sono stati costruiti alberghi su alberghi. Venti anni fa, Lalibela aveva meno di ottomila abitanti. Oggi ne ha venticinquimila. Tutte le baracche sui terreni della chiesa sono state abbattute. I loro abitanti ora vivono ai confini della città, in piccole case nuove di cicca.

Il biglietto di ingresso al complesso delle chiese rupestri di Lalibela costa 50 dollari. Vale tre giorni. Io ho ottenuto, grazie a un amico, una validità fino a giugno. I custodi delle chiese si rigirano in mano il mio biglietto e non capiscono bene.