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Testo e fotografie di Silvia La Ferrara

Cosa succede a incontrare due ragazzi che suonano “While my guitar gently weeps” di George Harrison seduti a un caffè di Pigalle?

Intanto ascoltate questa canzone e camminate qui, in rue Victor Massè, la strada della musica, intitolata a un compositore ottocentesco di opere liriche, vissuto nella casa all’angolo. Sono 312 metri di negozi musicali. La Baguetterie non vende pane ma bastoncini da batteria, La Pédale offre pedali personalizzati di ogni tipo esposti dentro vecchi amplificatori Marshall, Le Microphone ça va sans dire e poi si attacca con le chitarre: Stock b, Acoustic system, Abc System, Style Guitar, Bag service, L’Experience music, Sono shop, Guitar legend, Oldies Guitars, Home studio, Backline… Per i Fender si va al Bass Center.

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Dentro ai negozi si suona e mentre cammini fuori non resisti a buttare l’occhio e l’orecchio. Ci sono posti che non smettono mai di andare, e qui tutto si muove, ma in un tempo poco lineare, buono e senza peso, in cui è la musica che porta avanti te e il mondo e tu devi solo seguirla e lasciarti trascinare.

Si mescolano gli stili architettonici e le mode sonore in rue Massé, come quando qui, negli anni ottanta dell’Ottocento, al n. 29 viveva un bambino che suonava il piano e si chiamava Maurice Ravel. Cinquanta anni dopo al n. 6 di avenue Frochot, a 30 metri dall’inizio di rue Massé, abitava Django Reinhardt, negli anni in cui con Grappelli aveva formato il Quintetto du Hot Club. Con le sue due dita scampate all’incendio, Django suona ancora “Tears”, in questa registrazione dell’aprile 1937, e sono di nuovo lacrime di chitarra, accarezzate dal violino di Grappelli.

Sospesa finalmente in un tempo che non c’è, insieme a Django, Ravel, George Harrison, al vecchio Victor Massé,  ai ragazzi del bar e a quelli che provano batterie, bassi e chitarre, sono a Parigi davvero; lascio che siano le chitarre a piangere al posto mio et ça me fait quelque chose.  C’è un fruttivendolo pakistano al n. 21, uno dei pochi negozi non musicali della strada, e penso che avrei dovuto entrare e chiedergli se ha mai sentito parlare dei Beatles o ascolta solo Bollywood pop. Invece non l’ho neppure fotografato, perdendomi gli arancioni e i gialli dei suoi agrumi. Gli ukulele di fronte però sono coloratissimi e a prezzi degni del pakistano: con 29 euro te ne porti a casa uno.

E alla fine in rue Victor Massé trovo anche gli occhiali grandi rossi di Ivan Graziani che cita George Harrison cantando “Se la mia chitarra piange dolcemente” all’inizio di “Agnese dolce Agnese” e questo magari si può pensare che è una forzatura e invece a me sembra proprio Parigi, dove stanno nell’aria per secoli i suoni e i colori, devi solo starli ad ascoltare.