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Manifestazione di haredim in fondo Jaffa Road. Migliaia e migliaia di ebrei ultraortodossi (trecentomila, dice il Jerusalem Post) protestano contro il progetto di legge che li obbligherebbe al servizio militare. ‘Vogliono impedirci di studiare la Torah. E’ un insulto contro il nome di Dio’, gridano i rabbini delle sette lituane, hassidiche e sefardite. La folla di pastrani neri, cappelli dalle grandi falde, camice bianche, riccioli che scendono dalle tempie, è impressionante. Pochi in cartelli in inglese. Bandiere di gruppi radicali. Uomini e donne separati. Le donne piangono e pregano. Uomini in estasi divina. Muraglie umane che ondeggiano. Padri che guidano i figli. Madri con cinque, sei, sette bambini. Capo chino sui libri sacri. Preghiere come pianti. Si grida. La folla urla, mormora. E’ un mare in tempesta. Si stringono i pugni. E’ l’ebraismo ultrareligioso che sfida Israele. A Gerusalemme, un terzo degli ebrei si definisce ultraortodosso. Sono tanti. Non lavorano, sono poveri, fanno figli (una media di sette per donna). Hanno sussidi. Hanno un sistema di welfare interno alle comunità. Finora non andavano militari. E’ uno ‘status quo’ deciso da Ben Gurion nel 1948. Allora gli haredim a Gerusalemme erano solo quattrocento. Oggi sono almeno 80mila, più 40mila che si considerano ortodossi. Gerusalemme, per loro, è tutto. Un vecchio rabbino urla il suo dolore dal palco montato su un camion. Io mi muovo a fatica nella folla. Mi sento l’unico senza una kippà in testa e senza un abito nero addosso. Ma non mi vedono. Non parlano inglese, non riesco a fare domande.

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Alla fine, danze liberatorie. La preghiera diventa un’estasi. I ragazzi saltano, ballano, fanno e disfanno cerchi. Mano nella mano con i vecchi. Mi mettono in mezzo al cerchio. Un vecchio si avvicina e mi sorprende. Mi chiede, in un inglese lento e compito, se la mia macchina fotografica è una Fuji x100s. ‘Non ne avevo mai vista una’, dice con un fremito. Io rimango senza parole. Non ho il riflesso di dirgli: ‘Parliamo un po’. Mi augura buona giornata e sparisce nella folla. Le danze hanno frenesia.

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Poi gli altoparlanti tacciano. Gli haredi sciamano via. Ombre nere in una Gerusalemme avvolta in una strana nebbia sabbiosa. Tutto mi appare irreale.

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Torno in Città Vecchia. Ci sono i ragazzi palestinesi che vendono frutta e verdure nello spiazzo della Porta di Damasco. Ordino humus e una zuppa di pollo. Guardo un ritratto di Arafat giovane. Sono nella stessa città?

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