testo e foto di Andrea Semplici

Credo di esserci cascato. Per distrazione, per meraviglia, perché volevo crederci. Perché, prima di entrarvi, non sapevo nulla della spettacolare mostra di Damien Hirst a Venezia. Sapevo, però, che andava vista. E un amico mi aveva ingannato.

E così, a Punta della Dogana, mi sono trovato di fronte a una scena gigantesca: ‘Il Guerriero e l’Orso’ che fronteggia un colossale calendario mesoamericano di pietra. E, nella corte di Palazzo Grassi, ho alzato gli occhi fino al cielo per perdermi in una statua di diciotto metri che cercava di uscire dai lucernari: ‘Il demone con una coppa’. E le didascalie, meticolose, mi spiegavano che la prima scultura monumentale era ‘legata all’arkteriagreca’, che il calendario atzeco aveva ispirato un romanzo, a me sconosciuto, di William Borroughs, mentre il colosso era la copia di un piccolo bronzo che, forse, rappresenta la divinità babilonese Pazuzu.

 

Demon with bowlCalendario atzeco

 

The diver

All’ingresso mi avevano consegnato una piccola guida, autorevole per linguaggio e precisione. Alle pareti vi erano le foto del ritrovamento di queste statue in fondo al mare. Al primo piano, in due piccole salette, erano proiettati i video del recupero dei reperti dall’oceano.

Mi piaceva credere che davvero, dieci anni fa, il relitto della nave Apistos, L’Incredibile (il nome era un indizio che avrebbe dovuto mettermi in guardia), fosse riemerso dall’oceano Indiano (e qui avrei dovuto insospettirmi). La nave (in una sala della mostra, vi è la sua ricostruzione) era carica di mille e mille tesori, la più formidabile collezione di oggetti dell’antichità. Statue, monete, monili, oro e diamanti raccolte da Cif Amotan II, liberto di Antiochia, vissuto fra le metà del I secolo e l’inizio del II secolo. Era un ex-schiavo, conosciuto anche come Aulus Calidius Amotan, diventato ricchissimo e potente. Aveva fatto costruite un tempio per conservare tutte queste ricchezze e la nave stava trasportando questo tesoro quando naufragò. Per duemila anni, nessuno ne seppe più niente, la leggenda dell’Incredibile era raccontata da ogni marinaio e era il sogno proibito di ogni archeologo.

Conchiglie in oro

Il busto, identificato con qualche cautela, di Tadukheba, principessa dei Mitanni (XIV secolo avanti Cristo)

Sun disc

Golden heads

Le statue sono evidentemente false, ma sono repliche, mi sono detto. Damien Hirst ha saputo di questo straordinario ritrovamento, avvenuto nel 2008, ha seguito le operazioni di recupero e ha voluto mettere in piedi una mostra per narrare a modo suo questa storia sbalorditiva. Da qualche parte ci devono pur essere i reperti autentici. Ci sono i video e le fotografie a provare la loro scoperta in fondo al mare, ci sono i subacquei che riemergono dalle profondità con in mano statue d’oro. Ecco, deve essere andata così.

Poi però, di colpo, ti trovi di fronte a Topolino, a Pippo, a Trasformers divorati da conchiglie e madrepore e a Kate Moss ritratta in una statua egizia…e allora? Allora torni indietro, cammini veloce fino all’ingresso di Punta della Dogana e rileggi cosa c’è scritto sull’architrave della porta: Somewhere between lies and truth lies the truth. Già, dove è la verità fra la verità e le menzogne? Mi scopro a sperare che almeno la leggenda di Amotan sia vera.

Giant clam shell

Cerbero

La mostra di Hirst è maestosa, esagerata, bellissima, ripetitiva fino all’ossessione. ‘Qualcosa di mai visto’, ammettono anche i suoi critici più impietosi. Un atto di grandiosità, arroganza, bellezza. E’ qualcosa di verosimile. E’ falsa ed è vera. E’ beffarda e, allo stesso tempo, gratificante: per noi visitatori, che abbiamo passato una giornata in luoghi fantastici godendo di uno spettacolo capace di stupirci; è gratificante, soprattutto, per l’artista inglese: raccontano che molti dei 189 oggetti-reperti del naufragio sono già stati venduti e la loro quotazione singola oscilla fra 300mila sterline e 4 milioni di sterline. Ma poi leggo un articolo di Michele Smargiassi, grande indagatore della fotografia, e mi trovo a pensare anche io che questi sono tempi di post-verità e storytelling fasulli. E’ come se questa mostra contenesse un virus insidioso, come se fosse incubatrice di una minaccia: ‘Cancella come inutile la differenza fra il vero e il falso’, avverte Smargiassi.

La dea mesopotamica Ishtar

Un’altra immagine di Ishtar

Consiglio agli amici di andare a vedere la mostra di Demian Hirst. Io sono stato, se devo credere al biglietto, il visitatore numero 176770 (18 euro, l’ingresso, ma io ho tirato fuori la tessera di giornalista – mestiere che non so se ancora faccio, ma alla cassa di Palazzo Grassi hanno ciecamente creduto al mio documento dalla copertina granata – e non ho pagato: prima di me, altre 4827 persone sono entrate gratuitamente).

Il fotografo e la ragazza

Alla fine sono uscito con un passo da marinaio in terraferma, c’era un ragazzo che fotografava una bella ragazza seduta per terra sulla prua di Punta della Dogana, mi sono guardato attorno e ho faticato a credere che Venezia fosse vera.

 

Treasures from the wreck of the Unbelievable a Punta della Dogana e a Palazzo Grassi è aperta fino al 3 dicembre.