Abrazos

testo e foto di Andrea Semplici

Una tartaruga cerca di nascondere al perro un luogo segreto. Ma, se ho ben capito, alla fine lo accompagna fino a perdersi. Immagino i due camminare assieme (il cane trotterella, la tartaruga cerca di stare al passo, sono strani). Selene ha i capelli viola (mannaggia al bianco e nero, rimedio subito) e strabuzza gli occhi quando racconta. Siamo incantati.

Bianco e nero

Viola messicano

Un ragazzino passa la domenica a invitare animali nella sua stanza. Lo fa in silenzio e gli adulti si preoccupano. Non lo sarebbero se solo vedessero la fila di elefanti grigi, ordinati, nessun pigia-pigia, che sta cercando di entrare in quel piccolo spazio già invaso da giraffe e leoni mansueti e un po’ annoiati. E quando, dall’altra stanza, la mamma chiede: ‘Cosa stai facendo?’. E la risposta è sempre: ‘Nada’, cosa pensate che attraversi i pensieri di quella donna distratta in salotto dalla televisione. Corre con qualche balzo, giusto in tempo per vedere il figlio accarezzare la pancia di gorilla.

Niente di cui preoccuparsi, insomma. Rassicura, con un sorriso che contagia, Josè Manuel.

(mi rivelano in un orecchio che fu Josè Manuel a suggerire il nome di Cuentarata a questa mattina di parole nell’aria della piazza, con sfondo di palme altissime. E cioè: ‘serenata di parole’)

La tarima de Josè Manuel

Ma poi devo rimanere in silenzio, perché non conosco questa storia e sono dovuto venire in Costa Rica per ascoltarla. Come è possibile? Chiedo che animale è il colombre e la risposta del ragazzo con una bella barba attorno al mento (‘Vorrei averla del tuo colore, per esperienza’. Se solo sapesse, al diavolo l’esperienza…), – il ragazzo si chiama Heider – lui mi risponde che un colombre è un colombre. E io, che vengo dal paese di Dino Buzzati, avrei dovuto ben saperlo. Il colombre e altri cinquanta racconti. Lo conosce Heider che canta storie e viene dalla costa del Caribe, mentre io non so dirvi cosa è un colombre. Animale fantastico, capace di arrivare, con il suo dono, fino alla piazza di Alajuela. Un giovane marinaio si è condannato tutta la vita a fuggire dal colombre, dalla paura del colombre. Chi ne ha visto la scia nel mare, non avrebbe avuto scampo, lo convinse il padre. E così Stefano, questo era il suo nome, Stefano Roi, c’è anche il cognome, perché tutto è vero, fuggì per tutta la vita. E il colombre lo seguiva. Sempre. E lui fuggiva, fuggiva, con il tremore nelle ossa e il monito del padre nella testa. Alla fine erano entrambi vecchi e stanchi. E allora Stefano decise di affrontare il ‘mostro’ marino. Erano uno di fronte all’altro, fra le onde. Stefano aveva l’arpione stretto nel suo pugno. Il colombre, con la pelle piena di rughe, riuscì ad aprire la bocca, Stefano arretrò, l’animale fece un movimento gentile, invitò con lo sguardo, e qualcosa brillò fra i suoi denti. Una perla, una grande perla, una perla bellissima. Aveva seguito Stefano tutta la vita per donargliela e lui era sempre fuggito in preda alla paura.

Trovarono il corpo di Stefano in una vecchia barca, nel pugno stringeva la perla.

Heider

Il racconto di Heider

Ascoltando Heider

La paura. Ci voleva un ragazzo tico, che viaggia con una chitarra e una scimmia parlante su una spalla a ritrovare un colombre dimenticato. Mai conosciuto. Non mi segno la promessa di ritrovarlo, ma adesso lo conosco.

Que levantes las manos. Los hijos de padres que dicen malapalabras

Los maromeros

La piazza y los Maromeros

Las cosquillas

Accadono piccoli e provvisori miracoli nella piazza di Alajuela. Nel primo giorno, senza le oscillazioni delle ore. Come se aspettassero il mio arrivo, con la banda, i tromboni e i sassofoni, le creature del mare, un uomo dalla maglietta rossa, Maromero, insomma, che sa far muovere una folla in festa, con bambini che grattano adulti nella pancia (hacen cosquillas) e sconosciuti che si abbracciano e fotografi che si stendono per terra e ragazzini che fanno le boccacce storcendo la lingua. Accade anche che ci siano Dino Buzzati, un giullare catalano (la Catalogna!), una messicana dai capelli viola, una coppia di guatemaltechi che sembrano studenti di un collegio inglese e i baffi asburgici del direttore del festival e i colombiani che sanno di avere fama di splendidi raccontatori e se ne fanno vanto e superbia, mentre sulle panchine siedono i cuenteros, i cuentacuentos che loro, sì, che ne hanno di racconti, e li sogguardano: ‘Dai, ascolta noi, colombiano’.

Felcidad

Gli adulti

Storcere la lingua

Sassofono

Il venditore di raspados

E Alajuela, città che la Lonely Planet non prende nemmeno in considerazione, è CittàParola, Ciudad Palabra. E il colombre sorride da un piccolo balcone. E lascia cadere perle sulla gente.

E questa è la tredicesima Fiesta Internacional de Cuenteros…

E poi, a sera, appaiono i susuradores, i sussurratori di poemas. (questo devo dirlo ai poeti del Sud, è bellissimo ascoltare una poesia sussurrata…)

Ascoltando poemas sussurrati

Marybelle sussurra un poema

Poemas sussurrati. Da voce a orecchio