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Il calzolaio Antonio Arellano…

Testo e foto di Alberto Bile

Ha fatto er Miracolo!’. La signora Luciana non si riferisce a Mohammed, il fornaio egiziano che lavora nel retro, e alla sua focaccia croccante che lei farcisce con mortadella tagliata doppia, ma a Papa Francesco. «È ‘na botta de luce. Prima con Ratzinger nun ce stava nessuno, mo’ ce n’è per tutti!».
A Borgo Pio, il Vecchio Forno è un’istituzione, sia per la sala d’ingresso, che a pranzo si riempie di lavoratori e turisti, sia per la bottega nel retro, dove Mohammed guida una squadra di quattro persone che rifornisce anche altri locali della città.
L’intero negozio ha una doppia vita: quella notturna, da quando a sera si cominciano a preparare gli impasti, e quella diurna, che comincia intorno alle sette e termina alle tre del pomeriggio.

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Luciana, Serena e il fornaio Mohammed….

 

La figlia di Luciana, Serena, ha modi gentili e trucco e tatuaggi vistosi. In passato ha lavorato nel mondo del poker, croupier da Venezia a Montecarlo, poi è tornata per dare una mano all’attività di famiglia, perché chi in passato aveva in gestione il bancone ‘aveva sbracato er locale’. Adesso, anche grazie al Papa venuto dalla fine del mondo, ‘ce stanno clienti a secchi. L’altro giorno ce stavano i papa boys: nun te dico che roba!’
Nella saletta interna adiacente, sotto santini e foto dei parenti di Luciana e Serena, Mohammed fa gli ultimi conti prima di tornare a casa e godersi i suoi tre figli dopo una dura notte di lavoro. ‘E certo che so’ italiani, so’ nati qua!’

Antonio Arellano, invece, nasce a Trujillo, capitale delle scarpe in Perù, ma è in Italia dal 1990, quando arriva ventiduenne con moglie e figlio, attratto dalla fama dell’artigianato locale. Dopo alcuni anni come operaio, si mette finalmente in proprio. ‘All’inizio in Italia lavoravo tanto e bene, perché mi piace lavorare così, ma cercavo l’autonomia. Aperto il negozio, creavo, realizzavo e alla gente piaceva’

 

Le scarpette rosse di Benedetto..

Le scarpette rosse di Benedetto..

Differisce da altri calzolai per due dettagli: il primo è che non solo può fare riparazioni che altri non si azzarderebbero a immaginare, ma disegna e realizza anche calzature proprie, molte delle quali stravaganti.
Il secondo è che sulle pareti del suo piccolo e coloratissimo locale, tra un sandalo e una pantofola, spiccano foto di Antonio con Papa Benedetto XVI e articoli di giornali stranieri che lo ritraggono come autore delle pregiate scarpette rosse a punta tonda usate da Ratzinger per la beatificazione di Woityla. ‘Veniva qui prima dell’elezione. Dopo, gli regalai un primo paio di scarpe e me ne commissionò altri tre. Quando ha rinunciato sono stato contento: aveva bisogno di riposare’.
Non è propriamente entusiasta dell’aumento di pellegrini del nuovo pontificato, e in particolare dei grandi eventi: ‘In quei giorni io non lavoro: per colpa degli accessi vietati, non vengono né i miei clienti abituali né i soliti passanti’.

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I lampadari di Mosca

 

L’evoluzione della clientela, soprattutto locale, è ancora più complessa da Luce Mosca, storico negozio di elettrodomestici di via Borgo Pio, premiato nel 2012 dalla circoscrizione con un attestato di ‘gentilezza’.

Daniela, da venticinque anni collaboratrice della famiglia Mosca, spiega malinconica: ‘Prima del Giubileo la strada era aperta al traffico, magari uno parcheggiava in doppia fila per comprare una cosa di cui aveva bisogno, oppure perché aveva visto quello che avevamo in vetrina. Mo nun c’hanno il tempo de fermarsi manco quelli delle consegne!’. Il fattorino entra ed esce freneticamente.
‘Questi lampadari appesi sono metà della metà della metà di quelli che c’erano prima. Meno male che c’abbiamo gli operai che lavorano a domicilio, che ci fanno andare avanti! E poi, siamo gli unici in grado di vendere elettrodomestici senza averli nel locale: la gente se fida de noi’.

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Il bar Giuliani…

Venti metri più in giù, al bar Giuliani, la cui gestione Alessandro ha ereditato dal nonno e dal padre, i clienti non sono mai mancati fin dal 1912, anno di fondazione e di apposizione dell’imponente bancone di marmo. Mentre un prete tedesco beve la sua Peroni, Alessandro dà corda ai clienti di una vita, che lo prendono in giro parlando di calcio. Poi ricostruisce: ‘Woityla tirava molto, Ratzinger è stato un intermezzo moscio, adesso va benissimo. A noi, poi, ci segnalano le guide senza che facciamo niente!’.
Uno dei clienti esce, attaccando i primi versi di O’ scarrafone di Pino Daniele: ‘Ho scoperto che Pasquale forse è nato a Cefalù’. Un negoziante cinese lo saluta e ride di gusto. O si chiama Pasquale e ha origini siciliane, oppure è solo molto gentile.