Il maestro La Cava nella piazza di Ferrandina

Il maestro La Cava nella piazza di Ferrandina

Testo di Andrea Semplici. Foto di Francesco La Centra, Michele Lategana e Antonio Sansone (Tre fotografi per il Bibliomotocarro, ho mischiato le loro foto…)

Antonio, Tonino La Cava, maestro per 42 anni, oggi vero ‘maestro di strada’, mi stordisce di una gioia immediata quando apre il piccolo sportello posteriore del Bibliomotocarro. Ho la mia personale (e in-utile, e allegra) rivincita sulla ‘formica’ che ha amareggiato la mia infanzia. Già, fin da allora, ne sono certo, stavo dalla parte della ‘cicala’, ma, in quei tempi (ancor oggi, per la verità) gli adulti insistevano sul fatto che la ‘formica’ avesse certamente ragione. La mia era un’antipatia a istinto. Che vita è senza la cicala?

Ora, su una lavagnetta, appesa a una parete della ‘stanzina’ ritagliata nel vano di questa fantastica Ape-libreria viaggiante, Antonio ha scritto con un gesso: ‘Chiedo scusa alla favola antica, se non sto con la formica. Io sono dalla parte della cicala. Che il suo bel canto, non vende, ma REGALA’.

Le finestre-vetrine-scaffale

Le finestre-vetrine-scaffale

A questo punto, questo articolo diventa un applauso festoso, una marcia trionfale. E so che ci vorrebbe uno scrittore latinoamericano, un Gabriel Garcia Màrquez qualsiasi, o forse un Roberto Benigni giullare, per raccontare le felicità di una mattina passata nella piazza di Ferrandina, paese lucano, colline a balcone sopra la valle del Basento, assieme ai libri portati in giro da un grande-piccolo maestro. Antonio La Cava, 69 anni (‘Sono pochi’), capelli lunghi e bianchi (non tutti, non tutti), mette in moto la sua Ape-biblioteca, ingrana la prima, alza il volume dell’altoparlante e, fra la grande chiesa e il municipio, l’aria del paese si colora del fragore degli ottoni e dei tamburi della ‘Sfilata’ e della ‘Vita Gaia’. Accorrono mamme con bambini e i giovani salutano. Il Bibliomotocarro parte con il bofonchiare di un diesel e prende le strade dei paesi, per portare ‘libri là dove ce ne è bisogno’. Per dire a voce alta che ‘leggere è un piacere’.

Il lavaggio del Bibliomotocarro

Il lavaggio del Bibliomotocarro

Arrivo a Ferrandina e trovo che il maestro La Cava sta passando acqua, sapone e cencio sugli sportelli posteriori della sua Ape 500 diesel. Lucida, con cura, le parole, disegnate sulla carrozzeria, di Rocco Scotellaro, il sindaco-poeta di una Tricarico del ‘900: ‘M’accompagna lo zirlìo dei grilli…e il vento mi fascia di sottilissimi nastri d’argento…’. Se mi aprisse subito lo sportello, continuerei a leggere: ‘Siamo anche le storie che abbiamo sentito, le favole con cui ci siamo addormentati da bambini, i libri che abbiamo letto, la musica che abbiamo ascoltato e le emozioni che un quadro, una statua, una poesia ci hanno dato’. E questo è Tiziano. Tiziano Terzani. Uomo della mia terra. E ancora: ‘Io racconto a voi, forse voi racconterete a un altro che forse racconterà a un altro ancora’. Lo ha scritto un’americana, Clarissa Pinkola Estès. Tonino unisce poeti lucani, scrittori toscani e giramondo, scrittrici  di oltreoceano. Sa allacciare storie e voci, bambini e adulti. Traccia fili rossi fra le persone, le generazioni, i paesi. E lo fa fin da quando, sessanta anni fa, si trovò a sfogliare le pagine del suo primo libro.

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Per le strade di Ferrandina

In quegli anni ’50 del secolo scorso, Luciano Bianciardi risaliva le strade della Maremma con il suo bibliobus, biblioteca-corriera. Andava a portare libri ai figli di minatori. Ma questa ansia del leggere percorreva anche le solitudini lucane. Un bibliobus, complice un altro maestro elementare (di cui so solo il cognome: si chiamava Plasmati), arrivò a Ferrandina con il suo carico di libri e Tonino, appena decenne, scelse Fontamara di Ignazio Silone. A sera, nel suo sottano, un ‘basso’, una casa umile nel rione di mbet la terr (‘la parte bassa del paese’), lesse e rilesse quel libro alla luce di una sola candela. ‘Quella candela, per mia fortuna, non si è mai spenta. Ho imparato così la bellezza del leggere’. A casa di Tonino si mangiavano cicorie selvatiche e fave: ‘eravamo al penultimo gradino della povertà. Vi era chi mangiava solo cicerchie’. Era una povertà dignitosa, rivendica il maestro. Il cibo come rivelatore di una scala sociale di una terra contadina.

L'Ape-casetta

L’Ape-casetta

Come dovevano amarlo, i ragazzini. Per il suo tifo per la cicala, certamente. Perché insegnava anche il calcio, faceva giocare i bambini e creava squadre. Ma anche perché a Craco, nei giorni lontani della frana che disabitò questo paese dei calanchi lucani, lui cercò di rendere il sorriso a bambini intristiti. Dai contadini di Tursi e Montalbano comprava cassette di arance. Le lasciava nella sua 500, che non chiudeva mai. E ben sapeva che quando i ragazzini gli chiedevano di andare in bagno, correvano, invece, fino alla sua auto a rubargli le arance. Avevano fame. Decenni dopo, uno di quei bambini venne a ritrovare il vecchio maestro con un sacchetto di uova. Uno scambio di doni. Una restituzione.

Il maestro e, sulle sfondo, lo sportello con Tiziano

Il maestro e, sulle sfondo, lo sportello con Tiziano

Il maestro La Cava è stato capace di far amare ‘I promessi sposi’ ai suoi ragazzi. Trasformò quel libro in uno spettacolo. Come avrei voluto averlo per maestro anch’io. I libri sono tutto. In Lucania ci sono 131 comuni, ma ben pochi, ancora oggi, hanno una biblioteca. E allora i libri, grazie al maestro di Ferrandina, hanno messo le ruote. Tonino ci aveva già provato a far viaggiare i libri. Trent’anni fa, andò anche alla ricerca del vecchio bus sul quale aveva trovato il suo primo libro. Niente da fare, era stato abbandonato in uno sfasciacarrozze. Alla fine, quindici anni fa, ha convinto un meccanico leggendario di Ferrandina, il piccolo Vincenzo Papandrea (e di lui dovremo pur scrivere, prima o poi), a trovargli un’Ape 50 e a modificarla fino a farne una biblioteca viaggiante. Doveva essere un mezzo ‘umile, sobrio, spartano’.

Sì, i libri avevano messo davvero le ruote. Tonino cominciò a dare appuntamenti ai bambini di Ferrandina e Salandra. Biblioteca ambulante, con prestito gratuito. Al sabato, otto fermate nei rioni del centro storico del suo paese. Due a Salandra, alla domenica mattina.

Il meccanico Vincenzo

Il meccanico Vincenzo

Poi Tonino cominciò a esplorare altri paesi e a macinare chilometri. Di piazza in piazza. Ventimila chilometri con un’apina colma di libri. Fino a quando, di ritorno da Taranto, il  motore decise che non ce la faceva più e fuse sulla salita del paese. Ma intanto la fama del maestro aveva raggiunto orecchie più attente: vinse un premio pubblico, diecimila euro lordi, e con questi riuscì a comprarsi una ‘potente’ Ape 500 diesel. La biblioteca poteva crescere. E crebbe. Il Bibliomotocarro che ora fa le giravolte nella piazza di Ferrandina è la sua seconda Ape. Siamo a 83mila chilometri percorsi. Il viaggio più lungo è stato per arrivare a Parabita, in Salento, 264 chilometri. Sei ore e mezzo. Quarantacinque chilometri all’ora di velocità media. E arriva anche una piccola celebrità: quarantadue secondi a Ballarò fanno accendere la scintilla della notorietà. In molti si accorgono di questi libri viaggianti. Tonino arriva fino a Torino (monta la sua Ape su un camion) per la Fiera del Libro, poi parcheggia il Bibliomotocarro in Campidoglio (e il giorno dopo va in una scuola della Garbatella e in un campo rom). E poi viaggia, sulle sue ruote, per ogni angolo del Sud italiano.

L'officina di Vincenzo

L’officina di Vincenzo

Tonino ci apre le vetrine del Bibliomotocarro. Mostra i libri. Che si animano. Diventano teatro, spettacolo, quadri, farfalle, fantasia. Ha magia nelle sue mani, il maestro. Che scopre anche bei tesori: ci mostra il piccolo libro scritto da Huda, una bambina marocchina. Lo scrisse per raccontare la sua storia dopo aver incontrato Tonino. Si chiama ‘Chi può impedirci di volare?’. Già, nessuno può farlo. Huda mise due finali possibili alla sua storia. Chissà come è finita sul serio? Alina, bambina bulgara (questi paesi lucani sono già globalizzati), stupì il maestro quando suggerì a bassa voce: ‘Ma se i libri li scrivessimo noi?’. Tonino ci penso su e ora, nei suoi viaggi, porta con se ‘libri bianchi’. Pagine immacolate che vengono lasciati ai ragazzini che vogliono raccontare le loro storie. Oggi ce ne sono almeno duecento in giro. Che vanno avanti di capitolo in capitolo.

Il Bibliomotocarro continua a prestare libri. Ripassa dopo un mese a riprenderli, a scambiarli. Mai nessuno si è impossessato di un libro. Alla fine si sono presentati anche i vecchi, i nonni, i ‘grandi’ dei paesi, quelli che stanno sulle panchine della piazza. ‘Maestro, e per noi niente?’, gli chiesero a Miglionico. Spuntarono (anche grazie alla Giunti, editori fiorentini) sussidiari e il desiderio di leggere libri sognati in scuole mai fatti. I vecchi dicevano: ‘Avrei sempre desiderato leggere quel libro…’. E così Tonino tornava in quel paese con i capolavori di Verne o Pinocchio, con Dickens o Peter Pan. E i nonni leggono assieme ai nipoti.  I libri conquistano le anime.

Nella piazza di Ferrandina

Nella piazza di Ferrandina

Non riesco a stare dietro al maestro. Racconta una storia dopo l’altra. Attorno a noi si è fatta una piccola folla. Mi distraggo, non rispetto regole del giornalismo: non ho ancor detto che il Bibliomotocarro è una mini-casetta viaggiante. Ha pareti celesti, il tetto in tegole e la marmitta è diventata comignolo (il meccanico Vincenzo è un genio) e le fiancate sono finestre-vetrine-scaffali dove sono allineati i libri.

Chiedo: ‘Oggi i ragazzini hanno facebook e passano le ore sui loro cellulari tuttofare…’. Tonino non replica, ma apre gli sportelli posteriori dell’Ape. Nascondono una stanzetta, una microstanza in mattoni: qui c’è il camino dove passa il comignolo-marmitta, ci sono attrezzi agricoli lillipuziani, c’è una Divina Commedia, altri libri antichi…e c’è un Samsung da cui esce la voce di Sergio Endrigo e Fabrizio De Andrè. Il televisore rimanda brevi filmati a cartoni: i disegni dei bambini si animano, diventano movimenti, storia, e, ancora, racconto. Narrano di libri. Tre bambini si arrampicano sul Bibliomotocarro e guardano lo schermo a occhi spalancati. ‘Non ha senso farsi la battaglia fra libri e computer. Niente sfida. Possono vivere assieme. Basta che si parta dalle pagine scritte’, spiega Tonino.

Il racconto del maestro La Cava

Il racconto del maestro La Cava

Leggenda per leggenda. Un bambino ha detto a Tonino: ‘Lo so perché hai il camino: qui bruci i libri brutti. Il fuoco fa andare la tua biblioteca. Per fortuna ci conservi i libri belli’.

Salgo sul Bibliomotocarro. Giro del paese. Ferrandina dei ‘sospiri’, dolcetti da matrimonio del Bar Italia (celebri nel mondo) e delle olive al forno. E dei libri di Tonino. Il paese mi appare maestoso e bellissimo. Il maestro mette la musica della sua banda. A volume pieno. Mi viene voglia di ridere, di agitare le mani e di salutare i passanti. Si girano tutti, si fermano. Ricambiano il saluto. Applaudono. E i libri viaggiano.

Matera, 28 giugno

ps: ma questo dovrebbe andare all’inizio: il sito del Bibliomotocarro è www.ilbibliomotocarro.com . Mail: ilbibliomotocarro@gmail.com . Tel. 331.3130303