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Un recital-concerto con la voce di Anna Maria Castelli, la chitarra di Adriàn Fioramonti e le parole di Sergio Staino. 

Venerdì, 10 aprile, alle ore 21 alla Sala Vanni in piazza del Carmine 19 a Firenze.

Gardel, Discepoli e Manzi, i maestri argentini del Tango saranno i protagonisti del concerto di Anna Maria Castelli e di Adriàn Fioramonti.

Il concerto è realizzato all’associazione di volontariato internazionale Amurt, in collaborazione con il Musicus Concentus. Il tango allaccerà l’Argentina alla Thailandia e alla Birmania: il concerto è a sostegno di Baan Unrak, Casa di accoglienza in Thailandia, al confine con la Birmania. La Casa ospita bambini e ragazze madri profughi dalla Birmania, in fuga dalla repressione militare. Il ricavato del concerto è destinato all’acquisto del latte per i bambini di Baan Unrak e per completare la nuova panetteria.

Ingresso a invito. Gli inviti si possono ritirare nel negozio di prodotti biologici in Borgo Pinti 91r. e Marchi in Borgo Albizi 71 r. a Firenze. Info e prenotazioni: 055 2341243  –  055 2340415  –  335 5400655  – 331 2496178; email: amurtfi@yahoo.it

Un piccolo dono. Le parole con le quale Sergio Staino racconta il suo sogno attorno al Tango.

Diceva Paolo Conte (quando ancora non era famoso e tentava di infilare qualche frase tra un brano e l’altro dei suoi concerti): “così come la lucertola è il riassunto del coccodrillo, il tango è il riassunto di una intera vita”. Un detto che gira in Sud America e che forse non piace ai maschi argentini aggiunge: “il sogno di ogni marito argentino è che la moglie gli faccia le corna, così da cantare un tango come si deve”. Passioni sempre al limite delle tragedie, delusioni che nessun analista potrà mai curare, tradimenti perversi, uomini puri e donne malvagie, morti premature, coltelli, ma poi anche felicità surreali, stelle che guardano gelose, fontanelle che cantano, aurore meravigliose e nostalgiche campane del paese natio. Tutto l’armamentario del tritume letterario più banale ed ovvio viene raccolto, manipolato, esagerato e rimontato in genere sotto forma di capolavoro poetico e musicale. Questo per me è il tango. Quanto di più lontano dal politically correct, un sottile filo rosso borderline, provocatore, ribelle e dissenziente da ogni regola. Ecco la “dissidenza” del tango: sempre lì, pronto a cadere nel più odioso cattivo gusto dove invece non cade mai (o quasi). Arriva al limite, ti dà un grande brivido e quando sembra di cadere invece vola‘.