Racconto/cronaca di Andrea Semplici

La prima onda

Chissà se l’ultimo cliente sapeva di alloggiare (a 165 euro a notte, in una bella primavera) in un albergo fantasma.

Impietoso, tripadvisor: recensioni anche sulle rovine. Nel maggio del 2008, un paio di clienti annotano la loro delusione: ‘Un luogo meraviglioso, ma è stato come soggiornare in un pensione fatiscente’. Non si sono accorti che i ragazzi della reception, gentili e sfasati, erano spettri. Quell’albergo, già in mano a dei russi, era chiuso da almeno un anno. Se devo credere alle cronologie dei giornali. Io ci sono arrivato dieci anni più tardi.

Avrei dovuto fotografare la finestra e leggere la scritta

 

Ci sono arrivato in una domenica di sole. Di vento. Di tempesta. Onde verso il cielo. Bianchissime e irruenti. D’Annunzio aveva ragione, quando, dopo una dolcissima notte d’amore’, trovò il nome della villa nella quale era ospite: ‘Godilonda’. Lo vedo, è ancora lì, non vuole andarsene. La terrazza è protesta sul promontorio settentrionale delle scogliere di Castiglioncello. Sopra la caletta di Cianciafera.

Questo è uno di quei luoghi che ha fatto ammattire ingegneri (la villa venne progettata da Giuseppe De Montel, coraggioso progettista dell’avventurosa ferrovia costiera di questo tratto di Toscana), poeti come il Vate, gioiellieri come Bulgari (che se la comprarono, con occhio fino, appena passata la bufera della guerra). Dicono, al solito, che qui abbiano soggiornato Winston Churchill, Mastroianni, Alberto Sordi e Susi Cecchi D’Amico vi abbia passato ‘vacanze creative’. Non credo che sia vero. Persino Gabriele Salvatores, raccontano, abbia trascorso ore incantate su questa scogliera. E non si accorse di essere ospite in un albergo che non esisteva.

Tutti fotografano la vetrata

I ragazzi (i vagabondi, gli immigrati, i punk, i ribelli, i senzacasa, gli schifosi della Terra, non avevano le amanti di Gabriele D’Annunzio) si sono dati da fare con il palazzo fantasma. Hanno dato un’occhiata al panorama e poi hanno occupato le suites. L’albergo non ha mai chiuso loro le porte: sono state trapassate pareti, mandati in frantumi vetrate, gettati infissi, artisti da quattro soldi hanno graffito i muri senza troppa fantasia, chiazze di colori, preso a martellate i bagni. Hanno lasciate scarpe e tute slabbrate. E le finestre senza vetri. Anche i fantasmi alla fine se ne sono andati.

E’ fredda l’acqua?

Sono arrivati i visitatori della domenica. Un andare e venire incessante. Un gruppetto di ragazzi si infila in un cancello e non resisti alla tentazione di andar dietro. Dove vanno? A passare le ore nell’oratorio distrutto di Godilonda. Scendono nella piscina mezza annegata, tirano fuori Iphone e Samsung e postano, postano, postano…l’abbandono attira, si riducono i vetri in briciole per sentire il crack di un vetro. Un cameriere cerca, con ossessione, di spazzare via i rottami. Niente da fare. Sfuggono alla sua scopa. I proprietari russi (società con sedi a Milano, un oligarca russo, un italiano di cui sussurra il nome) si contendono le mura di Godilonda in tribunale. Che stolti, non hanno imparato una virgola dal comunismo.

Contorsioni fotografiche

Lo sanno meglio due ragazzine che distorcono le loro gambe, le allungano sopra la testa, marchingegnano con la macchina fotografica, si scattano foto in mosse audaci. Mentre i turisti affollano la devastazione e la bellezza. Io sono troppo timido per avvicinarmi.

Nonostante tutto

L’ultima recensione su Tripadvisor è del gennaio di quest’anno. E’ sconsolata. Nemmeno i fantasmi hanno avuto il coraggio di accogliere il viaggiatore invernale. Tripavisor avverte: non ci hanno comunicato i prezzi…

Ho dormito in questo splendore

In basso, cento metri più in basso, le onde schiumano la loro voglia di invadere la terraferma.

L’onda cerca di diventare terra