testo e foto di Silvia La Ferrara

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Se è vero, come si legge in un frammento di Eraclito, che ‘il tempo è un gioco’, l’estate allora è il gioco del biliardino.

Il suo inventore, al netto di interminabili dispute, fu il galiziano Alejandro Campos Ramires, poi noto come Alejandro Finisterre, che lo chiamò futbolìn e lo realizzò insieme a un carpentiere mentre era ricoverato in ospedale durante la guerra civile spagnola per una ferita. Attorno a lui molti adolescenti ai quali erano stati amputati gli arti inferiori che non avrebbero potuto mai più dare calci a un pallone. Così nacque il primo calcio da tavolo: un piano di compensato e i giocatori di legno infilati in lunghe aste orizzontali. Finisterre ebbe poi una vita ricca e lunga: fu scrittore, editore, ballerino di tip tap e catturato dai franchisti riuscì a dirottare su Panama l’aereo che lo portava in Spagna. E le biografie sostengono che in America Latina non si fece mancare nemmeno una partita a ‘futbolìn’ con il Che.

Il successo della nuova invenzione fu immediato e importante. In Italia il governo fascista lo ribattezzò prontamente calciobalilla e lo promosse addirittura come terapia riabilitativa.

Ma il vero boom si ebbe nel dopoguerra, quando aziende leader come l’italiana Garlando produssero decine di migliaia di biliardini che invasero anche gli USA: Garlando in particolare si distinse per l’innovazione, proponendo i calciatori stampati in plastica e i piani da gioco in formica che tutti conosciamo.

In Spagna e Portogallo però i biliardini Garlando non arrivarono fino alla fine degli anni Ottanta e in alcuni paesini e in particolare alle Azzorre – dove l’Europa è lontana e il tempo gioca molto lentamente la sua partita – si possono ancora trovare i vecchi biliardini pre-boom con i giocatori di legno dipinto a mano, uno diverso dall’altro, e il campo di truciolare con una mano di verde e le righe bianche da rifare spesso come nella realtà. Gli azoregni li chiamano pimbolìn o mesas de matraquilhos: hanno ‘omini’ con le sopracciglia, gli occhi e la bocca differenti l’uno dall’altro che giocano con le mani conserte sull’addome, come per tenersi su la pancia.

I biliardini delle Azzorre mi sono piaciuti così tanto che volevo portarne in Italia un bel po’ e rivenderli ai patiti del vintage. Ma poi li ho guardati, i calciatori dei vecchi pimbolìn, e li ho visti molto perplessi all’idea. Così è stato stroncato sul nascere uno squallido traffico.

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