La ragazza, Francesca, a leggere il cartellino appeso al bavero della giacca, è una macchia rossa in un gioco nero a chiazze di luce artificiale.

Fa parte dell’installazione?

Pirelli

Azzarda un racconto, cerca di guidare le attenzioni, fa una spiegazione imparata nello stare qua, è brava e gentile, ma poi deve correre, walkie talkie in mano, a fermare il visitatore che prova a entrare dalla porta (non c’è porta) di una delle sette torri celeste. Il suo mestiere è correre da una parte all’altra dell’hangar.

Penso: se non metti la porta, a me va di entrare a vedere da sotto questa meraviglia.

Ho anche un pensiero malevolo e ideologico: che contratto avrà Francesca?

Sette torri

Niente sapevo dell’hangar Bicocca. Fabbrica della vecchia, grande città del Nord. Una storia di un secolo o giù di lì. E’ durata poco l’industria pesante. Pirelli, Falck, Marelli, capitalismo familista italiano. Il futuro è la fabbrica, erano certi. Qui la Breda faceva locomotive, caldaie, aerei. Armi. Tre edifici. Shed. Cubo e Navate. Come una chiesa, pensiero banale. Ci facevano trasformatori.

Cette obscure clarté

Mutazione industriale. Contemporaneità. Che la fabbrica non diventi archeologia, né rovina, né grattacielo. Ma sia Fondazione per l’arte. Ingresso gratuito. Ho davvero pensieri banali: se qualcosa è gratuito, il prodotto allora sei tu. Chi lo ha detto? Perché mi viene in mente questa frase quando la sorridente Luna, bella ragazza alla reception, mi accoglie con gentilezza e sapere.

Apro la porta nera. Niente sapevo. Impreparato alla bellezza.

Dentro

Meteoriti

L’artista (consolazione: ha studiato legge, però poi ha cambiato vita, dicono in una reticente biografia) è Anselm Kiefer, dovrei conoscerlo, immagino. Non ne so niente e non vado su wikipedia. E’ scultore di opere colossali. Alchemico. Adora il piombo, la sabbia, la paglia, i semi. E la Cabala ebraica. Se ne va in giro per i segni più immensi dell’uomo. E li copia. Tira su sette torri, sette palazzi celesti. Qui c’è lo spazio. Non c’è il cielo, ma le torri lo cercano nel chiaro-scuro di un capannone. Cosa ne penserebbe un operaio della Breda? Sono una meraviglia queste costruzioni.

Punti di vista

Arcobaleno di filosofi

Cemento e container tagliati a mezzo. E’ importante che mi spieghino? Leggo dei nomi delle Torri. Gli strumenti con i quali Dio ha creato il mondo: davvero ha usato la pazienza e la saggezza? Melancholia, sì, questo so che è, sto aspettando il meteorite che si porterà via la terra assieme a un regista danese. Ararat, ho il sospetto che se fosse stata di piombo l’arca non avrebbe navigato. E poi il campo magnetico, le costellazioni censite dai numeri della Nasa, l’impronunciabile nome dl Jahwe e le immagini mancanti. Insomma, prendo pezzetti del foglietto che Luna mi ha messo in mano e li ricompongo per farmi bello davanti a voi. Ecco, questo mi piace: ‘Ogni opera d’arte cancella la precedente’. Così a occhio non mi sembra che sia così, ma suona bene.

Torri da uno spiraglio

Sto qui a bocca aperta, questo è luogo bellissimo. Voglio entrare nella torre, aspetto la distrazione della ragazza in rosso e passo da porta a porta. Con velocità. Niente foto.

Passeggiata

Ascendere

Il tentativo dell’uomo di sedersi accanto a Dio. Oltre Dio.