Testo e foto di Giulia Landucci 

‘Il Kursaal sta de là, ma prima c’è quell’altro, come se chiama, il Plinius me sembra, si, anche quello era famoso’.

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Lino cammina piano, zoppica leggermente, lo sguardo rapito dall’orizzonte: i suoi occhi non si staccano mai da quella linea che sembra separare cielo e mare. Pino procede ondeggiando sul marciapiede che corre lungo la spiaggia.

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Ha vissuto a Ostia tutta la vita, la pelle scura anche d’inverno, mostra le macchie indelebili del sole sotto il cappellino stretto sulla testa. Con orgoglio stringe tra le mani la canna da pesca e la sedia pieghevole. ‘Oggi niente, il pesce nun ce stà’, dice, sconfitto, ma sorridente riversando le parole nell’aria, con lo sguardo fisso. Un attimo dopo però con l’espressione di chi si sta giustificando, aggiunge: ‘No me importa, il mare è ‘na droga, nun se po’ vive senza’.

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Il Plinius sovrasta il mare di Ostia dal 1933, la facciata rivela i segni del tempo, e le crepe provocate dal salmastro. Il fascino storico dell’edificio nemmeno si percepisce, le mura danneggiate lasciano spazio ai colori vivaci degli ombrelloni e delle cabine rinnovate per la stagione balneare.

‘Più avanti c’è il Kursaal, si, è da 67 anni che conosco Ostia, da quando sono nato, una vita. Lo conosco bene il lungomare io, sarà un chilometro e mezzo ancora’. Seduto al tavolino di un bar, Claudio, pelle abbronzata, camicia sbottonata, orologio d’oro al polso e occhiali di marca, sorride soddisfatto mentre beve un ‘ginseng lungo in tazza grande’. Si è sempre spostato a Roma per lavorare, ma il suo quartiere è questo: ‘Il Lido di Roma, ex municipio XIII, che adesso è diventato il X’. Racconta la storia in ogni minima parte, compiaciuto dal suono della sua voce, marcando i dettagli, ‘in questo modo alleno la memoria per incularmi la vecchiaia’ dice, e dopo è un insieme preciso di date, la rotonda quella degli anni 50’ con i segni zodiacali, il palazzetto del judo e delle arti marziali degli anni 90’, costruito da un certo Papagni, e poi il Kursaal che prende questo nome nel 1924.

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Gioca con l’accento romano cercando di nasconderlo, con scarsa riuscita, lo alterna a tratti con un francese perfetto e dopo con un americano volutamente marcato.

‘I miei genitori erano musicisti, ma io dell’artista non ho preso proprio niente – ammette senza sconfitta – Io lavoravo per l’IRI, l’istituto di ricostruzione industriale, facevo il dirigente, poi la pensione anticipata e dopo più niente’.

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Percorrendo tutto il lungomare da una parte si arriva fino all’idroscalo, che una volta era una landa perduta, Claudio dice che è dove hanno girato il film Brutti, sporchi e cattivi, e specifica che, di quella gente lì ce n’è sempre stata tanta, ma che prima erano solo italiani e che adesso invece sono diventati internazionali, poi ride sguaiato.

Dall’altra parte invece si raggiungono i cancelli, che in tutto sono otto e arrivano fino a Castel Porziano, ci andava Pasolini: ‘Qui a Ostia gli hanno dedicato anche un monumento’ Claudio ne è molto fiero, perché per lui Pasolini è un genio, un artista completo, anche se ammette che ‘ce ne sono state tante di polemiche, c’era gente che si ricordava certe faccende della sua vita privata, ma io dico che dobbiamo ricordarlo per la sua personalità eccezionale, senza considerare il vizio del culo’.

Tra gli otto cancelli e l’idroscalo c’è il lungomare di Ostia, una vera e propria estensione di Roma. ‘Qui non è come Fregene, o Fiumicino che ormai sono diventate le spiagge dei vip, lì verso nord, si che ci sta La meglio gioventù’, dice Claudio all’improvviso, cercando di far notare il più possibile il riferimento allo scrittore, strizzando l’occhio. Poi continua: ‘Questo qui invece è il mare popolare, ci vengono tutti, anche quelli che con il permesso e il loro sacchettino escono da Rebibbia’, dice in modo strano poi si alza, paga il conto e si allontana.