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I venditori di fragole (fragole grandi come susine) gridano più di ogni altro. Alla Porta di Damasco un uomo corpulento mette il suo banchetto in equilibrio sui gradini, cura con attenzione la geometria del trapezio formato dalle sue fragole. E si mette a urlare: faraula, faraula. Con il passare delle ore il suo volto si arrossa. Lo incontro ogni giorno. Da mattina a notte. Fino a quando non ha venduto tutte le fragole. 15 shekel per un chilo. Prezzo per stranieri, immagino.

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Risalgo la Jaffa Road, Gerusalemme Ovest, per raggiungere il mercato di Makhane Yehuda. Venditori israeliani. Molti con kippah in testa. Mi appare lo ‘stesso’ venditore di fragole. Lo stesso banco. Le stesse fragole. Sistemate a trapezio. Leggermente più economiche. 10 shekel (il loro prezzo). L’uomo è corpulento. Grida come l’altro. Per un momento penso che potrei scambiare i due venditori, invertire il loro posto ai mercati e non mi accorgerei chi è l’israeliano e chi il palestinese.

E’ un paese di matti, questo.

3 marzo 2014