Testo della redazione e di Rosaria Iazzetta, foto di Rosaria Iazzetta

Ha viaggiato da Napoli fino in Giappone, 15mila chilometri attraversando Europa e Asia, inforcando la sua Yamaha MT07. Da sola. Rosaria Iazzetta è una artista e docente di Scultura all’Accademia di Belle Arti di Napoli che indaga le relazioni sociali per le sue attività professionali. Si trovava in Giappone, un anno fa, quando la distanza fisica e culturale tra Italia e Giappone si è trasformata in uno stimolo per indagare l’attuale stato sociale e di benessere delle donne. L’inizio ai piedi del Vesuvio e l’arrivo ai piedi di Monte Iwate a Morioka. Quarantacinque soste, l’attraversamento di 11 nazioni e decine di interviste: questo è stato il progetto Yellow Horse Evolution reso possibile grazie al sostegno di Yamaha Motor e Givi Explorer.Ora, la prima italiana ad aver effettuato un viaggio simile in moto e in solitaria, è tornata in Italia e, a distanza di alcuni mesi, le abbiamo chiesto di raccontarci come rilegge questa esperienza e anche perché ha deciso di farla intervistando solo donne (NDR).

“Ritornare a Napoli, dopo questa esperienza è stato come aver ridimensionato il concetto di casa. La mancanza provata in tutto questo tempo, non era definita ad uno spazio sicuro o confortevole, ma alla possibile ipotesi di rivedere in meglio e più approfonditamente tutte le cose, le stesse sotto occhi e tempi diversi, e non l’andare senza soffermarsi abbastanza, alcune delle volte.

Quando sei fuori dalla tua casa, le spalle sembrano avere una dimensione diversa. Non si tratta di doversi auto-proteggere, ma l’aria che in petto ti arriva diretta, fa sì che non ti incurvi verso una staticità obbligata, ma lo stato di sopravvivenza alleggerisce le dinamiche quotidiane, le rende essenziali, all’osso. Ti sobbarchi di una paura diversa, più reale e meno costruita. Valuti ogni instante con una vivida consapevolezza, con una percezione ad interazione rapida, cosa che in casa non avviene. Mi pare di riconoscere, oggi le motivazioni che spingono i miei studenti a realizzare forme di case, come prima ipotesi progettuale. Deve essere inconscia e istintiva quella percezione, a tal punto da doversene libere, dando forma in esterno. In effetti, quando sono uscita di casa quella mattina del 27 di giugno, mancavano tante cose ancora, specialmente alcune basilari, ma io oggi posso dire di essere stata capace, di  imparare sul come andare oltre. Ho scoperto che lo stato di flessibilità rende possibile qualsiasi cosa. Che l’abitudine anche ad uno stato senza comfort temporaneo, ti permette di accettare e andare avanti. Che quando programmi un grande spostamento, devi essere pronta ad accettare anche le condizioni avverse e contrarie; che certe forme cambiano se cambi tu, che gli ostacoli sono parte naturale della vita; che le distanze e le differenze esistono fino a quando, le vedi con gli occhi della paura. I parametri nella quale spingevo per riuscire a realizzare questo viaggio, sono diventati diversi al mio rientro. Pensavo fosse necessario essere allenati abbastanza fisicamente, in perfetto stato di concentrazione, e con un budget elevato di risorse in banca. Oggi, posso dire che il necessario, si è basato su dei principi naturali completamenti diversi: l’essere donna, perché prima di rinunciare vai sempre fino in fondo; l’essere creativa, perché ti aiuta ad avere uno spirito non per forza omologato e quindi a ragionare con le tue risorse interiori e intuizioni; terzo ed ultimo l’essere napoletana; Trovare un lato divertente e delle risorse positive e di risoluzione immediate, anche in circostanze dove manca tutto, anche dove sei incompresa, o non potresti interagire con la situazione nuova che si pone dinanzi. 

Perché intervistare delle donne?

Ho pensato che fosse il caso di intervistare delle donne, dopo che ho scoperto che nella prefettura di Iwate, a nord del Giappone, il maggior numero di persone che si toglie la vita è di sesso femminile. Come se fosse un concetto antitetico dell’esistenza. Dove chi genera vita, poi non crede più nella vita, e decide di uccidersi! Una società maschilista lascia poco spazio ai sogni delle donne e per questo alcune di esse, cedono difronte al sopruso. Per questo m’interessava invece, portare come esempi, donne che pur vivendo stesse dinamiche in altri continenti, in aggiunta altre problematiche personali o collettive, non si arrendono, e continuano ad affermare i loro sogni, le loro profonde aspirazioni, non curanti del contesto, ma concentrate ad aiutare gli altri o il proprio daimon. In questo modo pensavo, che avrei potuto dimostrare, il difficile cammino delle donne, ma la necessità di non arrendersi, ove gli ostacoli fermano il suo percorso di vita. La scelte delle donne da intervistare è stata fatta in base alla mia conoscenza dei territori in cui operano e vivono, al fine di ricercare il senso profondo della loro lotta, e generare uno status d’ispirazione, nei confronti di tutte le altre, incluse le donne che vivono situazioni svantaggiate in Giappone.

Non sono certa di esserci riuscita, ma il fatto stesso di averci provato, ha dimostrato a me stessa, che non avrei potuto insegnare ai miei studenti il coraggio, senza averlo io nei confronti della mia vita. “

Per chi vuole conoscere meglio il viaggio di Rosaria segnaliamo il suo sito web:

http://www.rosariaiazzetta.com
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