La combattente per la libertà. Lisetta. (foto concessa dalla galleria Daniel Blau di Monaco/Londra)

La combattente per la libertà. Lisetta. (foto concessa dalla galleria Daniel Blau di Monaco/Londra)

Mi fermo davanti alla foto di questa donna. Cammina nella neve. Imbraccia un fucile. Sorride. Mi colpisce il golfino bianco, l’incrocio dei punti di lana. La borsa quasi elegante, una mano a trattenere la sciarpa. E’ una giornata di sole. E di guerra. La donna ha i capelli neri, è molto bella. Ora so che quella foto è stata scattata nei primi giorni di novembre del 1944 nelle montagne valdostane. L’inverno era già impietoso. Prosperina ‘Lisetta’ Vallet stava cercando di raggiungere la Francia assieme al marito Rino Mion, conosciuto come ‘Fulmine’. Erano partigiani della formazione Vetrosan. Chissà se Lisetta ha mai saputo di essere diventata uno dei simboli della Resistenza italiana? La foto fu scattata da un soldato inglese o americano, l’originale è nell’archivio dell’Imperial War Museum di Londra. La didascalia dice solo: ‘The italian freedom fighters’.  Questa foto fu arma di propaganda alleata: voleva mostrare il coraggio delle donne italiane nella lotta contro il fascismo.

E’ stata una ex-giornalista dell’Unità, Emanuela Risari, a cercare, con ostinazione, l’identità di quella donna. E’ stata lei a far riapparire, quattro anni fa, Lisetta. Era nata ad Aymavilles, nel 1911. A dodici anni già lavorava. Era una cuoca. Dopo la guerra, assieme al marito, hanno gestito ristoranti. Una vita normale, per una storia straordinaria. Lisetta è morta nel 1998. Come vorrei saperne di più di quel cammino sulla neve.

La foto di Lisetta, partigiana, è nella mostra padovana che racconta la guerra attraverso trecentocinquanta immagini. E’ la storia di un secolo feroce. Una storia di morti, di milioni di morti. Se Felice Beato fu il primo fotografo di guerra in Crimea, la prima ‘guerra’ raccontata dai grandi fotografi avvenne in Spagna. La guerra civile che annunciava gli orrori della seconda guerra mondiale. Non furono sufficienti le immagini di Robert Capa e di Robert Cartier-Bresson a fermare i generali nel 1939. Non lo erano state nemmeno le foto di Anna Maria Borghese, crocerossina e principessa che, nella prima guerra mondiale, usò una Kodak Bullseye per non dimenticare cosa stava accadendo sotto i suoi occhi.

Oggi si rimane ipnotizzati: la guerra appare come un videogame. Solo che i corpi hanno ossa e sangue, pelle e budella. La guerra non smette mai. Dall’antica Mesopotamia ai deserti sahariani, dall’Ucraina europea alle foreste del Congo. E forse, la guerra nel Viet-nam fu l’ultima a poter essere davvero raccontata dalle immagini. Ci sono pareti, nella mostra ‘Questa è la guerra’, che diventano ossessione: si moltiplicano le immagini dei funghi atomici, come le foto segnaletiche delle donne algerine costrette a mostrare il volto senza volto per decisione dei francesi in un’altra oscena guerra. Sono puzzle tenebrose le torrette di avvistamento degli israeliani a segnare il paesaggio palestinese. La violenza è un mosaico di immagini ripetute. La guerra è ripetitiva.

 

Beirut (foto di Gabriele Basilico)

Beirut (foto di Gabriele Basilico)

Le bombe esplodono sui campi ingialliti dell’Afghanistan nelle foto di Luc Delahaye, ci si volta, nella prima sala del palazzo che ospita questa mostra, ed ecco i volti dei mutilati della guerra civile nordamericana che ti guardano nel lavoro di Paolo Ventura, poi la massa confusa dei corpi aggrappati uno all’altro che riemergono dalle fosse comuni in Bosnia. E l’immagine (di Adam Broomberg) di due proiettili che, per incanto, si sono scontrati in aria e fusi assieme, salvando i due soldati che si erano sparati addosso.

E io non riesco a distogliere lo sguardo dal sorriso di Lisetta. Combattente e sopravvissuta alla violenza della guerra.

(as)

La mostra ‘Questa è guerra’ è a Padova, al palazzo del Monte di Pietà in piazza Duomo, 14. Fino al 31 di maggio. Chiusa al lunedì. Aperta fino alle 19 nei giorni feriali. Fino alle 20 in quelli festivi. Biglietto intero 11 euro. www.questaeguerra.it; tel. 0425.460093