Martina davanti alla sua libreria

(Testo e foto di Andrea Semplici)

Jack Kerouac incrocia una Kawasaki. Una Zzr, una bella moto da strada. La guarda mentre viene parcheggiata in una Firenze che non è centro, ma non è nemmeno periferia. Piazza Giorgini, se la guardi dalla Fortezza da Basso, sta in uno di quei quartieri cresciuti, nel dopoguerra, al di là della ferrovia.

Jack ti sorprende sempre. Ha seguito una ragazza che guida, con orgogliosa lentezza, la Kawasaki. Lei incastra la moto davanti alla sua libreria, appena aperta in quella piazza. Martina ha scelto, come nome, On the road, il titolo del libro più celebre fra quanti scritti dai vagabondi della Beat Generation. Ha preteso che nel logo ci fosse una moto. Prima smentita: ‘E’ vero, quel libro è un inno al viaggio. Ma io ho deciso di chiamare così la libreria perché essere sulla strada vuol dire essere pronti a qualsiasi imprevisto. Significa essere capaci di cambiare se qualcosa non va come avevi programmato’.  E’ Jack, questa volta, a essere stupito. Ripone la sua vanità. Io cerco una contraddizione nei sogni di Martina: scenografa, motociclista, sognatrice di viaggi, libraia. Ce n’è a sufficienza per convincermi a entrare in questa piccola bottega di piazza Giorgini. Perché, ne sono quasi certo, questo luogo, in realtà, è una bottega. Penso:  ‘Qui bisogna venire apposta, non passerò mai per caso davanti a questi libri, qui devo scegliere di venirci’.  Martina mi smentisce un’altra volta e mi parla della gente del quartiere che guarda incuriosita a questa giovane libraia.

La libreria On the road

Martina Castagnoli, 32 anni, ha aperto la libreria ‘On the road’ lo scorso 31 di novembre. Inverno alle porte. Natale alle porte. Ci sono storie in comune per i ‘nuovi’ librai: hanno voglia di cambiare vita, hanno un coraggio sventato, cercano di non ascoltare i saggi avvertimenti di chi consiglia di lasciar perdere. Credo di aver capito: si apre una libreria perché si asseconda un desiderio, una passione. Per mesi e mesi ci si è interrogati: cosa voglio fare? Cosa mi dà piacere? ‘Viaggiare e leggere’, ha pensato Martina. E, come conseguenza, ha deciso, con determinazione, di aprire una libreria di viaggi. Senza farsi dissuadere da ostacoli e difficoltà.

Gli scaffali della libreria On the road

La mappa dei racconti dei librai di viaggio, cartografia di luoghi di resistenza che stiamo cercando di disegnare, si arricchisce così della storia fiorentina di Martina. Ama anche il cinema, questa ragazza. Soprattutto il cinema. Studia all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Vuole fare la scenografa. A 23 anni va a Roma. Gira per case di produzione, fa la cameriera, lascia curriculum in giro. ‘Il cinema ti permette di viaggiare con la fantasia. Viaggi nella storia, nel tempo, nello spazio’. Un’occasione, prima o poi, capita. Martina si presenta a Giantito Burchiellaro, famoso scenografo (Sostiene PereiraPrendimi l’anima). E lui le presta ascolto: ‘Puoi venire a imparare’. E Martina, per mesi, si ritrova a disegnare camini del ‘600 per le scenografie del Caravaggio. A sera corre a servire clienti in un ristorante di largo Argentina.

Martina fa la scenografa per sette anni. Lavora per Fandango. Con lo scenografo Alessandro Vannucci. Anni belli, intensi, ma anche anni incerti. Lei dice di sé: ‘Sono un tecnico, il mio è un mestiere. Non sono un’artista. Amavo e amo il cinema, ma mal sopportavo essere costretta di continuo a tenere quelle che si chiamano pubbliche relazioni’. Il lavoro nel cinema è attesa. Mesi per essere chiamata per un film. E Martina non sa aspettare. E’ una ‘pentola a pressione’ di impazienza. Zimba l’aiuta a cambiare vita.

Martina e le carte

 

Zimba è uno spinone di trentacinque chili. Appare nella vita di Martina, fa parte di una cucciolata quasi nata sul set del suo ultimo film. Lei, da anni, voleva un cane e ora è arrivato. Quindi è tempo di lasciare il cinema e tornare a Firenze. Accadeva poco meno di due anni fa: Martina ha quasi trent’anni. Ha deciso di fare la libraia. Libraia specializzata. In viaggi. Coincidenza dopo coincidenza: sta per chiudere La Stella Alpina, storica libreria dei viaggiatori fiorentini. E’ un cambio di generazione fra librai. Vi è un piccolo spazio di mercato. Coincidenze come talismani: Martina passeggia per Verona e si imbatte in due altri librai, Luigi e Giorgio, loro sono la libreria di viaggi Gulliver. Amore a prima vista: stage estivo in Veneto, dunque; i due librai veronesi le insegnano a muoversi fra scrittori, case editrici, scaffali, distributori e magazzini.

Poi, tutto diventa veloce. Ecco, la piccola bottega di piazza Giorgini, seicento euro di affitto, un buon prezzo. Si può fare. L’inaugurazione. E, qualche mese, dopo Martina è ancora energia. Anche se scopre che per un bel po’ di tempo non potrà viaggiare. E’ sola nella sua libreria. Magazzino ridotto al minimo. Sugli scaffali solo i libri che lei vuole leggere. Poi le guide e i mappamondi. Ma anche molta narrativa: ‘Ho scoperto libri meravigliosi’. Viaggia davvero con la mente, Martina. Gli arredamenti sono degni del suo vecchio mestiere. ‘On the road’ è una bottega colorata, piena di oggetti. Valigia in vetrina. Ci sono statue e maschere africane: il suo compagno è un italiano nato in Malawi. La libreria è anche Punto Touring.

Le maschere e i libri

Lascio parlare lei: ‘Fremo per non poter viaggiare, ma la fantasia mi aiuta. Qui entrano persone che hanno dei sogni e io cerco di aiutarle per un pezzo della loro strada. Do una mano a realizzare quello che desiderano. Si affidano a me per capire cosa scoprire in un paese’. Quasi una missione.

Facciamo un gioco, allora. ‘Io dico Iran, e tu?’. ‘Effendi. Di Freya Stark’. ‘New York?’ ‘Paul Auster. O la Pastorale americana’. ‘Messico?’. ‘Pino Cacucci’. ‘Parigi?’. ‘Zazie nel metrò’. Non sono molti a chiedere di Afriche, confessa Martina. Peccato, è una sua terra. Guai? La grande distribuzione non ha attenzioni per le piccole librerie. Pretende fidejussioni e grandi ordini. E allora Martina, nella pausa del pranzo, va a comprare i suoi libri dai grossisti della periferia. Quante ore lavori? Quanto guadagni? ‘Ancora non riesco a darmi uno stipendio. Mi riconoscono sconti ridicoli sui libri’. E-book? ‘Mai. I libri sono carta e non scompariranno mai. Il kindle è una moda. Passerà’. Grandi librerie? ‘Non sono capaci di avere attenzione per i lettori. Per loro sono clienti, non persone. Non sanno consigliare e aiutare’. Promozione? ‘Sono dovuta andare su facebook, ma credo di più nel passaparola’. E l’impazienza? ‘I libri mi tranquillizzano’.

 

La libreria

Anche Jack Kerouac adesso è tranquillo. Non l’ho mai visto così quieto e soddisfatto. Si mette a curiosare fra i libri. Cerca le sue pagine, immagino. Se ne sta lì di fronte agli scaffali del NordAmerica e sembra sfogliare una guida della Highway 66. Come se volesse riprendere il cammino. Poi si siede sulla sedia a dondolo che sta al centro della libreria. Accetta un tè, senza pretendere una birra. Le piccole librerie davvero sorprendono. Soprattutto quelle On the road.

Firenze, 9 febbraio 2014