Michele Morelli con il figlio Emanuele e il nipote Vincenzo (foto di Antonio Sansone)

‘Nel tempo che cerco di vivere a Matera, non ho mai avuto il coraggio di varcare la soglia di questo sorprendente negozio di via delle Beccherie. Ma ogni volta che vi passo davanti, mi fermo. Timido e incuriosito. Guardo l’insegna: mi piace da impazzire la parola emporio. Gli americani, forse, lo chiamerebbero drugstore. La prima volta non capii che cosa vendesse. Era un ferramenta? Era una mesticheria? Vedo chiodi, utensili, detergenti, aggeggi elettronici, tostapane, martelli e cacciaviti.

Fra piccoli elettrodomestici oramai introvabili, spunta un meraviglioso sottobosco di statue minuscole. Ci sono foreste di alberi miniaturizzati, fontane motorizzate, tavoli imbanditi di ogni ben di Dio, muretti sui quali si arrampicano i muschi. Questa bottega vende un mondo trasformato in dimensioni da Lilliput? I suoi artigiani copiano un universo e sono capaci di metterlo in mostra, in maniera affollata, su incerti scaffali.

Poi mi hanno detto: esiste dal 1883, da cento e trenta anni, il negozio della famiglia Morelli. Il nonno, Michele Acito, militare a Napoli, tornò a Matera con la canapa e subito le donne si accorsero di come fosse facile filarla e come fosse resistente. Un soprannome, allora, gli si impigliò addosso: la stoppa. Oggi, il nipote Vincenzo Morelli continua a essere conosciuto come ‘Michele la Stoppa’. E’ storia, tradizione, cultura, questo negozio. E’ luogo di resistenza, è antidoto contro la globalizzazione. Il figlio di Vincenzo, Emanuele e, ancora, un altro Vincenzo, figlio di Emanuele, sono una tradizione nella contemporaneità di Matera.

Ha futuro questo emporio. Mi dicono, con occhi scintillanti: ‘Qui trovi serie elettriche che nessuno più produce’. Vincenzo, non indossa più il suo camice blu ma ha la penna poggiata sull’orecchio destro, mi appare come il genio di Aladino: dalle sue scatole è capace di far uscire meraviglie scomparse.

Da settembre, quando comincia l’autunno, il negozio di Vincenzo compie una metamorfosi. Evento annuale. In questi ultimi giorni, settimana pre-natalizia, l’emporio di via delle Beccherie è popolato da una moltitudine di pastori, lavandaie, cammellieri, contadini, pellegrini, viandanti, garzoni. Una processione di persone in carne e ossa (famiglie, bambini, collezionisti…) arriva nel centro di Matera. Vengono da Altamura, da Ginosa, da Laterza, da Bari, da Roma, da Firenze. Sanno dove andare. Vogliono comprare le piccole statue (tre centimetri, sei centimetri, dieci centimetri) per i loro presepi. ‘Spiega Vincenzo: ‘Uno per uno. Le metto in fila’. Con cura, con attenzione. Con bellezza. Un emporio che diventa paese. Che è Palestina e Murgia assieme. Che è Betlemme e Matera allo stesso tempo. Mi accorgo che queste statue sono illuminate dalla stessa luce mediterranea della Terra Santa e di questo vostro Sud. La foto di Antonio Sansone ha catturato questa luce.

Ho voglia di toccarle le statuette di questo emporio. Smontare e rismontare il presepe. Far arrivare in fretta i pastori e i Magi. Rallentarli perché riescano a godersi il viaggio verso la capanna della Natività. Vorrei diventare io stesso statua per poter passare la notte assieme a loro. Sono certo che, nelle ore del riposo, i viandanti di questo infinito presepe scendono dagli scaffali, si siedono ai tavoli in miniatura, tagliano il formaggio che Vincenzo ha lasciato in una minuscola credenza. Si versano vino da una invisibile brocca di ceramica. Accadono miracoli in via delle Beccherie’. (a.s.)