Porta obliqua (altopiano etiopico)

Porta obliqua (altopiano etiopico)

 

Testo di Stefano Spadoni

“Vinciamo, perdiamo, ma ci divertiamo”.

Come spiegheresti ad un bambino che cosa è la felicità? – Non glielo spiegherei, gli darei un pallone per farlo giocare – (dialogo immaginario fra il filosofo Socrate e il calciatore Socrates).

Porta senza rete (Andria, Puglia)

Porta senza rete (Andria, Puglia)

Si avvicina il giorno della partita regina dell’annata calcistica 2014/2015, la finale di Coppa dei Campioni (oggi Champions League). Quest’anno tra il Barcellona e una squadra italiana, anzi di Torino, la Juventus. Come tutti sanno la Juventus è la squadra più amata dagli italiani. Secondo una classifica realizzata nel giugno del 2014 dal portale inglese Teen’s Digest, i bianconeri contano venti milioni di tifosi. Non pochi, peccato che lo stesso sito accrediti il Barcellona di 270 milioni di fans in tutto il mondo. Solo il Manchester United, 354 milioni, ne ha di più.

L’orgoglio catalano con i suoi campioni, con il suo campione, il suo Messi(a), i bianconeri forti, forse, di una superiore abilità ostruzionistica a costante protezione dell’ultimo baluardo, il prode portiere Buffon.

Alessandria del Carretto (Calabria)

Alessandria del Carretto (Calabria)

Per la squadra di Torino è già un mezzo miracolo partecipare alla finale, la logica dice che il Barcellona farà un solo boccone dei gianduiotti torinesi, ma … il pallone è rotondo, dice un vecchio saggio, e il Dio del calcio, Eupalla, che appoggiato su un gomito da una nuvola dell’empireo assiste a tutte le partite del globo terracqueo, sostiene che in una partita secca come la finalissima qualsiasi risultato è possibile.

Certamente per gli esteti del calcio vedere giocare la squadra catalana è una gioia per gli occhi, poesia nel rettangolo verde, purezza di stile e correttezza: nulla a che vedere con i  mezzucci dei rudi difensori della Juventus.

Cosa da il portiere? (Addis Abeba)

Cosa da il portiere? (Addis Abeba)

Chi legge potrà pensare che io sono di parte: non è vero! Io sono un innamorato del calcio, un mendicante del buon calcio: allo stadio mi esalto per una bella giocata e quando la vedo non mi importa chi l’ha fatta e in quale squadra gioca. Ma assistere alle prodezze ammirate recentemente nella semifinale tra il Barcellona e il  Bayern Monaco mi porta istintivamente a parteggiare per una squadra anziché per l’altra. E poi parliamoci chiaro: non si può guardare una partita di pallone senza tifare!

Anche io da bambino avrei voluto essere un giocatore e ricordo che giocavo benissimo, ma solo di notte, mentre dormivo, e sognavo…

Tchad (foto di Luca Massini)

Tchad (foto di Luca Massini)

Nel Barcellona invece c’è un bambino che gioca benissimo, ma non solo di notte mentre sogna, ma anche di notte ben sveglio nelle partite in notturna, e di giorno, nel sole.

Lionel Messi è il più piccolo campione di calcio vivente. La Pulga, la pulce, è il suo soprannome. Ha la statura e il corpo di un bambino. Fu infatti da bambino, intorno ai dieci anni, che Lionel smise di crescere. Le gambe degli altri si allungavano, le mani pure, la voce cambiava. Ma Leo restava piccolo. Qualcosa non andava e le analisi lo confermarono: l’ormone della crescita era inibito. Messi era affetto da una rara forma di nanismo.

Sud dell'Albania

Sud dell’Albania

L’unico modo per cercare di intervenire era una terapia a base di un ormone; si tratta di una cura molto costosa che la famiglia non può permettersi. Siringhe costosissime per anni e anni di continuo bombardamento che gli permettano di recuperare i centimetri necessari per fronteggiare i colossi del calcio moderno.

Le cure però spezzano in due. Hai sempre nausea, vomiti anche l’anima. Poi i muscoli te li senti scoppiare dentro, le ossa crepare. Tutto ti si allunga, si dilata in pochi mesi, un tempo che avrebbe dovuto invece essere di anni. “Non potevo permettermi di sentire dolore”, dice Messi, trasferitosi a Barcellona con tutta la famiglia. Piange di nascosto negli spogliatoi a fine allenamento, ha dolore, ma non può fermarsi, non può arrendersi. E vince. Contro tutto!  Gli esordi giovanissimo in prima squadra, i primi trionfi, è il numero uno al mondo!

Perfettini a Cerchiara (Calabria)

Perfettini a Cerchiara (Calabria)

Vedere Messi significa osservare qualcosa che va oltre il calcio e coincide con la bellezza stessa. Qualcosa di simile a uno slancio, quasi un brivido di piacere, una festa che permette a chi è lì, a vederlo sgambettare e giocare con la palla, di non riuscire più a percepire alcuna sensazione. Sei come anestetizzato da tanta bellezza. Le sue giocate  sono paragonabili alle suonate di Mozart, alla Cappella Brancacci, al sax di Clarence Clemons, alle formule matematiche della teoria dei giochi di John Nash. E’ come al gioco delle tre carte dove la mano è più veloce dell’occhio. Qui però si parla di piedi…

La panchina (Alessandria del Carretto)

La panchina (Alessandria del Carretto)

Adesso pensate a qualcosa di bello: pensato? Ecco, è come un dribbling di Leo!

Messi con quel suo corpicino, con quelle gambette, il piccolo busto, tutti i suoi problemi di crescita, non potrebbe giocare nel calcio moderno tutto muscoli, massa e potenza. Solo che tutto questo Leo non lo sa. Ed è per questo che è il più grande di tutti.

Qui non siamo a Berlino, ma vicino e non ricordo nè chi ha scattato la foto, nè dove siamo

Qui non siamo a Berlino, ma vicino e non ricordo nè chi ha scattato la foto, nè dove siamo. In ogni caso ci prova. Da lontano.

Ma ora dai, andiamo a giocare! All’Olympiastadion di Berlino, palcoscenico della finale il prossimo 6 giugno, alle ore 20,45.