I Cucibocca e il pozzo

Ho sognato che i cucibocca apparissero in un giorno di maggio, quando il grano comincia a diventare giallo. No, loro hanno scelto l’inverno, l’inizio dell’inverno, quando già noi non ne possiamo più del freddo. Ho avuto l’illusione: lo fanno per darci una speranza…

Il freddo. La pioggia è gelata nella notte dell’Epifania. A volte, nevica. E’ la notte più misteriosa di Montescaglioso, grande paese nell’oriente lucano. Qui, una volta all’anno, nell’inverno più gelido, si materializza il cucibocca.

Ho sentito molte storie. Molto diverse fra di loro. Una di queste racconta addirittura di una divinità egizia che appariva nell’antica abbazia benedettina. Era stato accolto dai monaci. I contadini sapevano di questo antico dio. Quando lo videro per la prima volta ne ebbero paura. Fuggirono tremanti nelle loro case. Oggi i ragazzi del corteo notturno dei cucibocca nascondono il timore sotto un’allegria di musica.

E poi il Cucibocca si decise a uscire


Un uomo fa un gesto con una mano, mi fermo e lui mi parla delle anime del purgatorio. Mi dice gettando via il fiato in una nuvola di vapore: ’Solo in questa notte, tornano fra i vivi’. Bisogna lasciare offerte, cibo, acqua. Hanno sete le anime che ancora non conoscono il loro destino.

O forse i cucibocca sono animali leggendari che, una notte all’anno, diventano uomini. E sotto le maschere nascondono la felicità di uno scherzo.

Gli uomini si vestono. Si camuffano le donne. Indossano mantelli neri, barbe graffianti di canape, proteggono il viso con un disco di frantoio, lo legano bene dalle orecchie al collo, hanno occhi ritagliati da bucce d’arance, accendono una lanterna, sorreggono un canestro. Impugnano un grande ago. Dicono che cuciono davvero le bocche. Dei bambini. Di chi ha malalingua. Di chi è innocente e si trova a passare di lì.

L’abbazia

Gli occhi di arancia


Il folle


Oppure: sono finite le feste del Natale. E allora: basta cibo, sta per cominciare il tempo di una penitenza. Una Quaresima. Il digiuno. La bocca deve chiudersi. L’inverno deve finire prima che torni la felicità di una tavola. Il cucibocca annuncia i giorni senza…

L’inverno si rannicchia. Invade ogni rifugio dei vicoli.

I cucibocca hanno una catena spezzata legata alla caviglia. Gli anelli di ferro strisciano sulle chianche. Un rumore che intimorisce. Un rumore di prigione. I cucibocca inciampano nelle loro catene. E allora si arrabbiano, diventano nervosi.

Gli occhi e la zampogna



In caccia


Suonano le zampogne, suonano gli organetti, i diti sanguinano sui tamburelli, le ciaramelle lanciano grida. Il corteo dei cucibocca è una danza. Montescaglioso è un labirinto. Dietro la strada lucente del corso, c’è il mistero dei vicoli. Nella notte, ci si smarrisce. Non so dove mi abbiano condotto. Il cucibocca appare ovunque. Non sai più dove sono. I gruppi degli uomini con la barba e l’ago in mano si confondono, si scontrano, inseguono chiunque sia rimasto fuori casa. A volte sono sorpresi nel trovarsi una di fronte all’altra. Si sfiora il combattimento, poi, in un momento, le lanterne danzano in un cerchio confuso.

Hanno fame, hanno bisogno di cibo. Entrano nelle case. Afferrano le offerte da mani impaurite. Riempiono le loro ceste. Non hanno pazienza, si nascondono in un anfratto, nessuno deve vederli mentre mangiano nove bocconi.

Vestire un Cucibocca

In posa

I vicoli di Montescaglioso

La danza dei Cucibocca


Chi conosce bene i più giovani di questi spiriti dice di loro: hanno qualche timore nascosto, non parlano, sono gentili, sorridono. Alcuni di loro sono pastori. Bisognerebbe essere nati fra questi vicoli per capire la loro fraternità. Sono attenti, bravi, la giovane donna che studia le loro musica dimentica gli appunti, perfino la telecamera. I cucibocca sono dolcissimi. Ti insegnano, ti aprono lo spiraglio della porta, sta a te entrare. Fai un passo. Ecco sei con loro, non sarai mai ‘loro’, ma sei in cammino vicino alla zampogna. ‘Fai parte dello straordinario’. Mi viene in mente una parola: seducenti. Sono seducenti e belli. Nonostante la barba fetida, gli occhi d’arancia e il cappello maleodorante. Non credete a quanto ho scritto prima.
Bevi, maestro, mi invita la guida del corteo notturno.