Moira

Moira

Testo e foto di Andrea Semplici

La laguna si spinge fino ai territori di Mira. Le cavane proteggono le imbarcazioni dei pescatori e di chi va in barca per queste acque. Nord-Est italiano. Sera di fine estate.

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La bandiera della vecchia sezione del Pci

 

Una bandiera rossa appesa alla casa in legno dell’associazione dei cavanisti. Vecchio drappo di una sezione del Pci. Dedicato a Romeo Isepetto. Profumo di frittura di pesce. I pescatori di Campagna Lupia e di Burano friggono gamberetti, schie, pesciolini e calamari. Riempiono i piatti con le mani. Gualtiero Bertelli, cantastorie di queste terre, prova accordi di chitarra e fisarmonica. Moira Mion, attrice, fisarmonicista e cuoca all’osteria ai Kankari, lo insegue con la voce. I due fonici più grossi del mondo si piazzano davanti al palcoscenico. Teatro all’aperto, sera di laguna, filari di alberi, molta gente. Questa è la storia di Romeo Isepetto. Dovrebbe raccontarvela Moira che l’ha (ri)cercata per due anni. Dovrebbero cantarvela assieme con fisarmonica e chitarra e quella lingua veneta che ti percorre, incomprensibile ai miei orecchi stranieri, e ti dice: ‘E’ andata così’. E, per incanto, per la musica e la voce, capisci ogni storia, ogni passaggio, ogni momento.

Gualtiero

Gualtiero

Romeo Isepetto è nato a Burano, isola della laguna di Venezia. Famiglia di pescatori. Socialisti del primo Novecento. Il padre è fra gli organizzatori dello sciopero dei braccianti che lavoravano come schiavi per i frati Armeni nella loro isola. Una storia che fece scalpore in quel 1919.

Moira

Moira

Romeo si batte contro il fascismo. Ora vive a Mira, in terraferma. Terra di laguna e di frutteti delle famiglie Grasselli-Rocca. I grandi proprietari di terre, i padroni delle valli da pesca e della Mira Lanza puntellano e arricchiscono le loro fortune appoggiando il fascismo. I paesi del Brenta sono occupati dal potere fascista. Romeo, in quei decenni duri, milita nel partito Comunista clandestino. Nei mesi della guerra di liberazione è partigiano. L’8 settembre del 1943, gli antifascisti di Mira occupano il comune della loro città. E’ un’illusione. Romeo viene arrestato, la libertà del Veneto è ancora lontana, mezza Italia è occupata dai nazisti. Nel 1944 viene deportato a Mauthausen. Sopravvive. Torna a casa alla fine della guerra.

Gualtiero

Gualtiero

Troppe le ferite ancora aperte. I proprietari delle terre hanno semplicemente cambiato camicia e sono ancora il potere nella piana del Brenta. I contadini sono alla miseria. Romeo, segretario del Pci, conosce un solo modo per aiutare la sua gente: va a pesca, pesca di frodo, con esplosivi, nelle acque dei padroni. Poi passa per le case dei compaesani e lascia quel pesce sulle tavole chi non aveva da mangiare.

I pescatori della laguna

I pescatori della laguna

Romeo muore nell’agosto del 1947 assieme al compagno Giuseppe Fabbian. Viene ucciso da una carica esplosiva. Muore da pescatore di frodo. E, dopo i funerali, il partito vuole dimenticarlo. La sua vita generosa viene cancellata dalla storia di Mira.

I pescatori della laguna

I pescatori della laguna

Fino a quando Moira e Gualtiero, musicisti e cantastorie di Mira, non ritrovano le tracce di Romeo, non seguono i suoi cammini, non incontrano i suoi pensieri, non navigano in quelle acque calme della laguna. Moira è testarda: va a trovare chi lo ha conosciuto, ricostruisce i tasselli della sua storia. Assieme a Gualtiero sgretolano il muro di un’antica reticenza. Romeo rinasce. La memoria non è perduta. Il tempo, decenni dopo, è un galantuomo. Adesso, da qualche settimana, c’è un monumento sulla sponda della laguna di Mira, dietro l’argine e la banchina di Giare. C’è scritto che Romeo era un pescatore, un comunista e un partigiano. E che sognava la laguna come bene comune ‘quando il pesce era di chi lo pescava per vivere e per far vivere’.

Romeo

Romeo

 

Moira si traveste, suona, canta, racconta. In un teatro sorto fra i pioppi dietro gli argini, le barche sono protette dalle cavane, i pescatori friggono ancora, c’è la birra e il vino. La gente con i cartocci in mano. Gli abbracci. La festa e qualche pianto. Il sorriso e la notte che arriva. Frontiera di terre e di acque, le Giare. Il buio nasconde i campi di mais e i terreni già arati per accogliere il grano. Moira e Gualtiero sognano campi in cui ‘ogni tre metri’ ci sia un papavero rosso. Anche per gli occhi di Romeo e di Giuseppe. E per la gente di Mira.

Moira e Gualtiero

Moira e Gualtiero