Testo e fotografie di Alessio Duranti

Nel 2000 professor Asor Rosa scrisse un pezzo che si concludeva così: “avanza in Italia una nuova forma di pensiero fascista, che tende, per ora cautamente, a ricollegarsi all’esperienza storica passata e, appunto, a giustificarla, a raddrizzarla, a rimetterla sul piedistallo da cui era caduta. La manovra a tenaglia fra operazione politica e operazione intellettuale è di giorno in giorno sempre più evidente. E siamo appena all’ inizio”.
È questo uno dei motivi che mi spinge a ricercare nella memoria il nostro futuro, a documentare luoghi e volti: fotografare la memoria nella sua attualità.
Fotografare Auschwitz suscita sensazioni emotivamente coinvolgenti per il costante pensiero agli orrori che in questo luogo si sono compiuti. E in sottofondo risuona sempre la stessa domanda: è ancora possibile fotografare Auschwitz? Che cosa si può aggiungere a tutto quello che è già stato mostrato del luogo simbolo della Shoah? Come farlo rispettando il ricordo di tutti coloro che da lì sono passati?”
Ho cercato di cogliere il silenzio, il vuoto dei corridoi, delle baracche e dei cortili ma allo stesso tempo ho ritenuto corretto raccontare com’è oggi questo posto in una calda giornata di luglio, la vita che inevitabilmente portano con sé migliaia di persone che vengono qui ogni giorno”.
La fabbricazione delle lettere del cancello di ingresso fu affidata all’officina del Lager. Jan Liwacz (matricola 1010), fabbro e dissidente politico, nel forgiare le lettere incastonò nella parola Arbeit un errore: la B al rovescio come segno di ribellione alla disciplina e all’orrore del campo. Ovvero la B ribelle.

Contro gli ordini Nella Piazza dell’appello, dove dal 1943 fu issata la forca collettiva, si radunavano i deportati in fila per dieci sia prima dell’uscita nei campi sia al rientro. Si contavano i vivi e i morti. Un gesto semplice, come correre, spezza l’ordine e la disciplina di questa luogo.

Contro gli ordini
Nella Piazza dell’appello, dove dal 1943 fu issata la forca collettiva, si radunavano i deportati in fila per dieci sia prima dell’uscita nei campi sia al rientro. Si contavano i vivi e i morti. Un gesto semplice, come correre, spezza l’ordine e la disciplina di questa luogo.

Verso il crematorio Alle spalle del filo spinato sorge il primo crematorio che poi fu trasformato in bunker

Verso il crematorio
Alle spalle del filo spinato sorge il primo crematorio che poi fu trasformato in bunker

Il futuro passa dalla memoria Famiglia passeggia lungo il binario che portava i deportati dalla porta della morte alla Judenrampe.

Il futuro passa dalla memoria
Famiglia passeggia lungo il binario che portava i deportati dalla porta della morte alla Judenrampe.

Ciò che è stato Un albero sorge all’interno di quella che fu una baracca nel campo di Birkenau II tra fango e fantasmi.

Ciò che è stato
Un albero sorge all’interno di quella che fu una baracca nel campo di Birkenau II tra fango e fantasmi.

Auschwitz è di tutti “Auschwitz è patrimoni di tutti. Nessuno lo dimentichi, nessuno lo contesti. Auschwitz rimanga luogo di raccoglimento e di monito per le future generazioni”. Conclusioni del libro di memorie di Marta Ascoli, deportata a 17 anni.

Auschwitz è di tutti
“Auschwitz è patrimoni di tutti. Nessuno lo dimentichi, nessuno lo contesti.
Auschwitz rimanga luogo di raccoglimento e di monito per le future generazioni”.
Conclusioni del libro di memorie di Marta Ascoli, deportata a 17 anni.

Destinazione Finale Arrivo sulla Judenrampe. Qui avveniva la selezione tra coloro che andavano direttamente al gas e chi veniva momentaneamente salvato e mandato al lavoro.

Destinazione Finale
Arrivo sulla Judenrampe.
Qui avveniva la selezione tra coloro che andavano direttamente al gas e chi veniva momentaneamente salvato e mandato al lavoro.

La musica delle SS. Il Blocco 24 ospitava l’orchestra del campo che suonava durante l’uscita delle squadre di lavoro e al loro rientro. Essa venne impiegata anche per intrattenere le feste degli ufficiali.

La musica delle SS.
Il Blocco 24 ospitava l’orchestra del campo che suonava durante l’uscita delle squadre di lavoro e al loro rientro.
Essa venne impiegata anche per intrattenere le feste degli ufficiali.

Non succede nulla Le finestre oscurate del blocco 10 che si affacciano nel cortile recintato. Nessuno doveva vedere, nessuno doveva sapere quello che avveniva. Tutto poteva essere negato.

Non succede nulla
Le finestre oscurate del blocco 10 che si affacciano nel cortile recintato.
Nessuno doveva vedere, nessuno doveva sapere quello che avveniva.
Tutto poteva essere negato.

Birkenau II La porta della Morte vista dalla Neurampe, che dal 1944, conduceva direttamente ai crematori.

Birkenau II
La porta della Morte vista dalla Neurampe, che dal 1944, conduceva direttamente ai crematori.

Sotto continuo controllo Il senso di orrore si respira immediatamente nello sterminato campo di Birkenau II, dove tra cancelli, chilometri di filo spinato e torrette senti come un sguardo continuo, che non ti abbandona.

Sotto continuo controllo
Il senso di orrore si respira immediatamente nello sterminato campo di Birkenau II, dove tra cancelli, chilometri di filo spinato e torrette senti come un sguardo continuo, che non ti abbandona.

Nessuno La perdita della propria identità fisica e del proprio nome. L’stante, il marchio che porta alla privazione della personalità, alla nascita dei “non”. Non-uomini, non-donne, semplicemente trasformazione in numeri.

Nessuno
La perdita della propria identità fisica e del proprio nome.
L’stante, il marchio che porta alla privazione della personalità, alla nascita dei “non”.
Non-uomini, non-donne, semplicemente trasformazione in numeri.

Tutti sappiano e nessuno dimentichi Folla nel cortile recintato tra il blocco 10 e 11 che osserva il “muro della morte”. Il Blocco 11 ospitava il tribunale speciale e la prigione. Il cortile era luogo di fucilazioni, fustigazioni e torture

Tutti sappiano e nessuno dimentichi
Folla nel cortile recintato tra il blocco 10 e 11 che osserva il “muro della morte”.
Il Blocco 11 ospitava il tribunale speciale e la prigione. Il cortile era luogo di fucilazioni, fustigazioni e torture

Il Cancello “le tre parole della divisione, sopra la porta della schiavitù” Primo Levi

Il Cancello
“le tre parole della divisione, sopra la porta della schiavitù”
Primo Levi