Qualche giorno fa se ne è andato Pier Luca Rossi. Documentarista, scrittore, fotografo. 

Pier Luca (da www.polariseditore.it)

Pier Luca (da www.polariseditore.it)

Per alcuni giorni in un agosto di tre anni fa, ci siamo scambiati mail.

Pier Luca mi scriveva che non aveva mai scritto a un uomo a questa maniera. Mi raccontava che, quando aveva dodici anni, aveva sconfitto una grave forma di asma. Per due anni non aveva dormito. ‘Quando ne sono uscito mi sono sentito capace di qualsiasi impresa e quindi di poter costruire qualsiasi cosa senza bisogno di nessuno’.

Poi, di colpo, tornava ai suoi giorni: ‘Ci ha pensato la vita a rimettere a posto le cose e sono passato da No Limits a All Limits. Da invincibile a troppo fragile’.

Per mesi, quasi ogni giorno, sulla mia agenda ho scritto: ‘Chiamare Pier Luca’. E annotavo il numero accanto, perché non era sulla rubrica del cellulare. Dopo quello scambio di mail, l’ho incontrato solo una volta. Quando venne a Firenze per girare un film sulle difficoltà dei disabili a viaggiare nelle città italiane.

Poi sono partito. Non ho più annotato niente sull’agenda. E non ho telefonato, nè sono salito in Garfagnana per andare a trovarlo.

Il Bar Aurora

Il Bar Aurora

 

 

A un certo punto, tre anni fa, mi aveva scritto: ‘Corrono veloci le nuvole nel cielo della Garfagnana e io mi chiedo dove possono andare meglio che qui’.

Pier Luca ha girato centoventi paesi del mondo. Ne teneva un elenco minuzioso. Documentarista e fotografo. Instancabile, orgoglioso, capace, determinato. Bravo. Per anni, in gioventù, aveva fatto il cameriere per pagarsi i viaggi. Ho visto alcuni spezzoni dei suoi documentari ancora in pellicola. Partiva dalla Garfagnana per raggiungere il Sikkim via terra. O l’Australia. Riusciva a farsi approvare progetti folli. E tornava, assieme a Enrica, con grandi materiali. Ho invidiato molto i loro viaggi. Un’invidia vera e stupida.

Poi la malattia. Un formicolio a una mano. Qualcosa che non va. Nessun allarme, all’inizio. Ma poi le parole di un medico del Negrar, ospedale veronese, conosciuto per l’attenzione alle malattie tropicali. I viaggi non c’entrano: è sclerosi multipla. A 40 anni. La malattia non conosce l’età. Sono questi gli All Limits. Il buio. La paura. L’incredulità. Non so immaginare le notti di quel tempo.

Pier Luca guarda negli occhi la malattia. Lei ha trasformato la sua vita, e allora lui cambia il suo lavoro. Di poco: sempre una telecamera, i viaggi diventano ‘diversi’, ma il Sahara non è terra proibita per chi non riesce a muoversi, non è una sfida, è la vita che, sui piatti di una bilancia, pesa sempre di più delle sventure e perfino di quello che si crede impossibile. Pier Luca sa che si fermerà. Ma gira, con Enrica, con amici cari, i suoi film: sulla malattia, sugli ostacoli a chi è disabile, film belli, film-guida per chi è su una sedia a rotelle. E’ la sua ribellione. Voglia di vivere. Scopre l’affetto di chi gli è vicino, ‘qualcosa a cui prima ero indifferente’. Riscopre il paese che, in fondo, non ha mai abbandonato: Castelnuovo Garfagnana. ‘Io vivo a metà, fra essere volitivo o produttivo e mi chiedo a cosa possa servire tutto questo’. Serve, Pier Luca, accidenti se serve. Sta servendo a me, ora che inutilmente scrivo di te.

Raggio di sole ad Addis Abeba

Raggio di sole ad Addis Abeba

 

Dopo quelle cinque mail, non ci siamo più scritti. La mia colpa. Ora irrimediabile. Pier Luca mi dice: ‘Regaliamoci la lentezza che il mondo ci vorrebbe togliere. Il ritmo lo decidi tu, quando scrivi io rispondo’. Non ci sono più mail, il mio ritmo è stato l’assenza. Penso che volevo imparare a fare video. A Castelnuovo avrei imparato. ‘La tua malinconia, con il video potrebbe dare buoni frutti’. Quante storie si smarriscono.

Pochi giorni fa, al ritorno (io che non so partire e non so tornare) da uno stare in Africa, ho ricopiato un verso di un poesia: ‘Se non dovessi tornare/sappiate che non sono mai partito/il mio viaggiare/è stato tutto un restare/qua, dove non fui mai’. Lo ha scritto Giorgio Caproni, chiude il libro che ho scritto sulla Dancalia. Raffigura uno stato d’animo che non so raccontare, ma che mi passa attraverso il corpo. Lascio queste parole nel web, messaggio privato in pubblico. Rispondono in molti. La malinconia attira. E’ il gioco delle parole. Scorro con distrazione i commenti. Il quinto lo scrive Donatella. Chi è Donatella? ‘Forse è un caso, ma Pier Luca Rossi è nato all’ultimo viaggio’. Ora ricordo Donatella. Non so se ci siano errori, non capisco quel ‘nato’, ma capisco. Capisco subito. Come sempre: mi paralizzo e reagisco scostando un dolore sottile e affilato. Trovo la conferma su internet, maledetto internet. Scrivo a un amico. Mi racconta in poche righe. Penso: non sono più andato a Castelnuovo.

Guardo un facebook: trovo un’ultima cosa, Pier Luca, giramondo senza posa, ha scritto un libro, su Castelnuovo, sui suoi vecchi amici, sul bar Aurora, il bar di biliardini e del paese, dove ci si stringe nei mesi dell’inverno degli Appennini. La presentazione del libro è avvenuta il 31 ottobre, ce n’è un frammento su Youtube. Il mondo torna al suo posto, ai grandi personaggi di Castelnuovo. Sorrido, è una bella storia. Questo è un ritorno a casa dopo tanto girare. Perché non ho saputo di questa presentazione? In cos’altro ero preso? Eppure, e qui ti riconosco, quella sera al bar Aurora è, si annuncia con orgoglio, ‘l’evento dell’anno in Garfagnana’. Ed è vero.

Almeno il libro lo posso comprare. Lo potete comprare anche voi. Sta in Amazon. Si chiama ‘Bar Aurora. Cronache di vita sospese’, edito da ‘Fra le righe libri’. Già, le vite sospese. ‘In ogni caso io sono fatalista e credo che l’unica cosa che sia possibile fare nella vita è tirare palle di neve, che diventino valanghe è fuori dal nostro controllo’.