C’è un luogo, a Chiaromonte, paese delle colline del Sinni, terra di Lucania, dove non ci sono specchi. ‘E allora noi, che stiamo attorno a loro, diventiamo uno specchio. Io che fotografo divento uno specchio’, mi dice Carla Cantore, fotografa materana. Loro sono gli ospiti del Centro Disturbi del Comportamento Alimentare, loro chiedono ai tuoi occhi e al tuo obiettivo: ‘Come sto? Come mi vedi?’. Questi ragazzi soffrono di anoressia e di bulimia e sono arrivati a Chiaromonte per trovare una via di guarigione. Rimarranno qui per sei mesi, un lungo percorso. Fatto di fatica. Una sfida con sé stessi.

Carla ha seguito, con la sua macchina fotografica, il cammino di alcuni ragazzi, di due donne di trent’anni e di una di cinquanta (Benedetto, Carmela, Valentina, Ludovica, due Valerie). Ha passato, assieme a loro, il tempo infinito della cura. ‘E così ho conosciuto la loro forza, li ho visti attraversare la paura, la speranza, il pianto. Ma abbiamo anche riso molto assieme’. Una fotografa e un piccolo gruppo di donne e un ragazzo alle prese con una montagna da scalare. ‘Sono davvero diventato il loro specchio. E’ come se avessimo fatto un patto di alleanza: io non fotografavo nei momenti peggiori della loro terapia, loro si offrivano con generosità al mio obbiettivo. Alla fine è stato un cammino comune’.

 

‘Gli scatti – dice Carla – sono come pause del respiro, a volte accade che trovino fessure nell’anima di qualcuno’.

Questi uomini e queste donne devono portarsi dietro, dalle loro case, le lenzuola, i piumoni, i loro oggetti quotidiani. Devono imparare nuovamente ad avere cura di sé. Devono ritrovare fiducia. Nei sei mesi di Chiaromonte (l’altro centro simile è a Todi) sono costretti a cambiare stanza alcune volte: non puoi affezionarti troppo al tuo compagno di camera, devi avere un tuo equilibrio.

 

A scorrere le foto di Carla, si ha una sensazione: la fotografia è stato un reciproco strumento di relazione. I ragazzi si sono donati e alla fine si sono resi conto che questo cambiava anche loro. Li aiutava. Li ha incoraggiati ad accettare la propria immagine. Non ci sono foto drammatiche, non ci sono gli stereotipi dell’anoressia nelle foto di Carla. Non vuole impressionare, vuole raccontare. Raccontare una storia normale e straordinaria allo stesso tempo.

In realtà alcuni specchi ci sono nella casa di Chiaromonte. Ai ragazzi vengono consegnati piccoli specchietti, quelli rotondi da cosmesi, e i ragazzi lo tengono in mano. Una delle foto mostra uno dei ragazzi che quasi vi affonda il naso.

Carla ha raccolto cinquantatré foto in un libro: ‘Mirrorless’. Che adesso sta cercando di pubblicare attraverso una campagna di crowfunding. Che sarà attiva fino al 14 di novembre. Vale la pena acquistare questo libro, aiutarne la pubblicazione: https://crowdbooks.com/projects/mirrorless/