La cabina nella notte

Testo e foto di Andrea Semplici

 Troppo poco tempo a Spinea. Dov’è Spinea? Entroterra di Venezia. C’è un bel parco. Parco Nuove Gemme. Territorio prezioso nei pomeriggi dell’estate di queste pianure. Laghetto con papere, tartarughe e pesci. Pista per pattini da corsa. Bambini. Panchine. Gente. E una cabina del telefono.

Troppo poco tempo. Avrei dovuto conoscere la bibliotecaria di Spinea. ‘Una biblioteca magnifica’, mi dice Gianfranco. E ancora: ‘Qui si legge moltissimo’.  Dovrei far venire qui Massimo Recalcati, convinto che in Italia non si legga.

Avrei voluto conoscere la bibliotecaria di Spinea. Che, mesi fa, ha avuto un’idea. E ha alzato il telefono e chiamato Telecom: ‘Avete cabine del telefono?’. Immagino la faccia di chi le rispose. Esitò un attimo, poi credo che abbia detto: ‘Quante ne vuole’. Vengo a prenderne due, anzi tre, si affretta la bibliotecaria. E, così, le cabine riappaiono nel parco delle Nuove Gemme, al Villaggio dei Fiori, di fronte alla chiesa di santa Bertilla (santa Bertilla?) e, ancora un po’ di tempo, ce ne sarà una in stazione.

Marco in cerca di libri

 

Non più telefoni e gettoni, ma libri. Questa è una bibliocabina. La gente degli Amici della Biblioteca sono entusiasti: sistemano libri nelle cabine del telefono. ‘E’ che la biblioteca non può più accettare donazioni – mi racconta Gianfranco – E ne riceve, ma non ha più scaffali liberi. Sono famiglie che si trovano con libri che non sanno più dove mettere, i libri di un parente che se ne è andato e loro vorrebbero donarli’.

E allora questi libri vanno in cabina, si possono scambiare, leggere sulle panchine e rimetterli a posto, portarseli via. ‘Pensavo che avremmo finito i nostri libri in poco tempo e invece vediamo che ne arrivano sempre di nuovo’, mi dice ancora Gianfranco. E ottimi libri: Lolita, Il leopardo delle nevi, Michel Cricthon…

Marco adocchia Lolita

 

A notte, la cabina si illumina. Luce bianca sotto il riflesso aranciato di un lampione.

Applausi a Spinea. Dove sarei dovuto rimanere di più. Per conoscere la bibliotecaria, l’assessora alla cultura, per convincere Gianfranco a farsi fotografare nella cabina. E invece vi ho passato solo una splendida notte di musica. E così ho chiesto a Marco, fonico dell’Orchestra, di posare per me. Sono certo che si sia preso un libro. ‘Troppo bello’, ha detto.