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Tina Modotti (emigrante, operaia, fotografa, comunista, perseguitata, esule politica) ha il destino di essere diventata icona e leggenda. Non sono così certo che le sarebbe piaciuto. Ma le sue foto (viste, conosciute, amate) commuovono. Fu il grande fotografo Edward Weston a insegnarle a usare la pesante Graflex in quegli anni straordinari del Messico degli anni Venti del secolo scorso. Edward era ‘perfetto’. Tina, no. Le sue foto sono inesatte e bellissime. Le sue foto raccontano nella loro imprecisione formale. E Tina ha scattata appena quattrocento foto e il suo lavoro dietro una macchina fotografica, in piedi accanto al trepiede, è durato appena sette anni. Poi la vita l’ha travolta. Come è accaduto che abbia lasciato dietro a se tante tracce?

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Tina

La mostra delle foto di Tina Modotti, da tempo, sta viaggiando per l’Italia. Sono centodieci foto dell’archivio di Cinemazero, preziosa associazione culturale di Pordenone. In queste settimane, fino all’8 marzo, sono ospitate nei sotterranei degli Scavi Scaligeri (questa è una contraddizione: le foto colme di luce del Messico, fra il cemento nudo che protegge quanto rimane dell’antica città romana di Verona).

La prima foto è di Edward Weston. E lui, catturato da Tina, fotografa i suoi occhi. E quegli occhi non lasciano in pace.

(a.s)

Tina Modotti ‘Retrospettiva’  29 novembre/8 marzo 2015.

Centro Internazionale di Fotografia/Scavi Scaligeri

Orari: da martedì alla domenica. Ora 10/19. Chiuso il lunedì.

Info: 045.8007490

 

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