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Jon and Alex, foto di Mads Nissen, vincitrice del World Press Photo 2015

Testo di Vittore Buzzi

Cosa succede se il World Press Photo strizza l’occhio alla contemporaneità?

Di questa edizione ha colpito la grande presenza di ritratti ambientati… Alcuni colleghi e amici sono rimasti un po’ scettici, io trovo invece che il reportage si sia ormai meticciato con certa arte contemporanea di fine anni ‘80 e ‘90 del precedente secolo portando nuovi modi di raccontare e, spesso, una collaborazione sempre più stretta con le persone di cui si raccontano le storie e traspare l’esigenza di questi ultimi di rappresentarsi e di farsi rappresentare. La scelta di un colore neutro e naturale e la squalifica del 20% delle foto finaliste mette l’accento che dal punto di vista formale la giuria è sempre più attenta ad evitare  la manipolazione delle immagini.

Tanti Italiani bravi: Massimo Sestini, Gianfranco Tripodo, Fulvio Bugani,Giovanni Troilo (il mio lavoro preferito di questa edizione sospeso a metà fra reportage e ritratto di ricerca), Giulio Di Sturco, Michele Palazzi (piaciuto molto), Turi Calafato, Andy Rocchelli (non un premio alla memoria ma un lavoro forte dello sfortunato giornalista), Paolo Verzone (con il suo stile particolare e riconoscibile), Paolo Marchetti (per me il suo era il progetto più forte nella categoria Natura).

Infine la foto di Mads Nissen vincitore di quest’anno bellissima e contemporanea ma non sembra che possa rappresentare il 2014 è una immagine che spiega poco e lascia spazio allo spettatore (le mie preferite) leggermente sospesa nel tempo decisamente poco reportage e non così iconica.  L’assenza di lavori sulla crisi in Grecia e la pochezza di progetti che raccontino qualcosa di positivo rammentano che il dolore e la paura si vendono bene e che il World Press Photo rappresenta sempre il volto del potere, quello migliore quello più sociale quello dei fotografi ‘monaci’ della religione del reportage, quel carrozzone dorato dei media che a un certo punto all’apice della sua carriera Sergio Larrain abbandonò nauseato. ..

D’altronde i fotografi sono degli inguaribili narcisi, predicano bene e razzolano male… ne volete una prova? Nonostante le mie parole serene, ma dure se scorrete la lista dei partecipanti a questa edizione troverete il mio nome… si vede che fare un altro giro sul carrozzone non mi dispiacerebbe poi tanto…