L’uscita dal check-point numero 300

 

L’icona di Bethlehem non è la chiesa della Natività. Anche se qui, di fronte alla chiesa, nella piazza della città, Papa Francesco dirà messa e una impresa di Prato ne sta restaurando il tetto in attesa della visita di maggio.

Il Papa non passerà a piedi il terminal. Il check-point numero 300. Ha perso un po’ della sua modernità. Ha l’aria usata questo luogo di passaggio fra Israele e Palestina. Oramai esiste da dieci anni. E’ un’eternità. I palestinesi di Bethlehem possono uscire dalla città solo da qui. Ogni mattina, raccontano, sono centinaia e centinaia di uomini che si accalcano per ore per poter andare a lavorare a Gerusalemme. Non sanno quanto tempo ci vorrà. I giornalieri hanno fretta: vogliono essere i primi a essere scelti dai capimastro. Ma, ogni giorno, nessuno può prevedere quando i soldati gli daranno il via libera e potrà passare il torniello di ferro che sbarra la tua strada.

 

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Dopo il passaggio di tutta questa gente rimane, per terra, un tappeto di bicchieri di caffè. Caffè e sigarette. E’ la pazienza che sfida la rassegnazione.

La cartolina di Bethlehem è lo stretto passaggio, fra sbarre e Muro, attraverso il quale sei costretto a passare. Alla fine, i palestinesi hanno tirato su un piccolo mercato (dolci, frutta, sigarette, pane) all’uscita da tunnel del check-point 300.

Andrea