Testo e foto di Roberto De Meo

C’è qualcosa che stona non appena entro nell’antica città portoghese di El Jadida.

I bastioni della Cité Portugaise di El Jadida.

Percorro i bastioni che si aprono magnificamente sul mare e offrono visioni metafisiche sulle case colorate della cittadella.

La Cité Portugaise offre visioni metafisiche con le sue case squadrate e colorate.

Attraverso vicoli stretti illuminati da fasci di luce su cui si aprono botteghe di commercianti. È lo stereotipo del Marocco, quello cantato da due secoli di Orientalismo. Un Marocco che cerchiamo e vogliamo immobile, con i suoi suq, gli ambulanti, i mendicanti…

Mendicanti davanti all’ingresso della moschea, come si vedono in tanti dipinti dell’Ottocento.

C’è qualcosa che non quadra su queste mura antiche, che all’inizio cerco di rimuovere, ma su cui l’occhio torna sempre ogni volta che ci passo davanti.

La ragazza dai riccioli neri mi guarda ogni volta che le passo davanti.

È lo sguardo profondo di una ragazza dai riccioli neri, è la mano grinzosa di una vecchia che tiene una gallina: sono dei murales bellissimi, fatti con una grande tecnica, che irradiano un messaggio diverso, voglia di apertura e modernità. Sono firmati, AhmedBrush è il suo profilo Instagram.

La vecchia che abbraccia una gallina unisce lo stile moderno di AhmedBrush con il suo richiamo alle tradizioni del Marocco.

Decido che lo voglio conoscere, capire com’è un altro Marocco, qui ad El Jadida, lontano dalla modernità occidentaleggiante delle grandi città. Gli scrivo, mi risponde subito, è molto disponibile, fissiamo di vederci al Lokal.

L’ingresso a Le Lokal in un vicolo della Cité.

Le Lokal è un caffè e ristorante, con una bella terrazza, dove la sera si ritrovano i ragazzi a suonare. Un gruppo fa musica gnawa, la musica dei discendenti degli schiavi neri: il maalem (maestro) inizia a cantare, una nenia che va dai toni bassi a quelli alti e che ricorda certi motivi del blues, accompagnato dai krakeb (cembali) e dal sintir, uno strumento a corde. Via via che passa il tempo il gruppo aumenta, i ragazzi si fermano, si siedono e si associano al canto, dando il ritmo con le mani, schioccando le dita, e in tutti i modi possibili per fare un suono. La musica sembra non interrompersi mai, incanta e confonde, si potrebbe rimanere per ore ad ascoltarla.

AhmedBrush arriva puntuale, si è portato un amico che lo aiuta nella conversazione, più per vincere la timidezza che per problemi di lingua.È un giovane uomo sulla trentina, ormai un artista maturo. Due occhi scuri che trasmettono dolcezza e determinazione. L’amico lo definisce il suo maestro, sta prendendo lezione da lui. Viene spontaneo chiedergli chi gli ha insegnato, scopro con stupore che è autodidatta, ha iniziato a disegnare fin da ragazzino.

Ahmed Brush

Quasi non ci credo, mi spiega la sua tecnica, colori acrilici dati con l’aerografo, che assumono una morbidezza di sfumature e di tonalità, differenti dai molti murales che si vedono spesso nelle città marocchine. È un artista indipendente, riesce a mantenersi con la pittura, con commissioni per privati, in studi, negozi, abitazioni.

Omaggio a Banksy di AhmedBrush.

Di altro livello è la sua attività puramente creativa, in cui può esprimere il suo messaggio interiore. Ammira Banksy, cui ha dedicato un lavoro ad Azemmour, la cittadina dove si tiene ogni anno un festival internazionale di murales. Ha in progetto di fare altri due murales importanti a El Jadida. Sono curioso di vederli, mi promette di mandarmi le foto quando saranno pronti. Gli chiedo cosa vuole raccontare con i suoi lavori, mi guarda un po’ imbarazzato, si affida all’amico per una spiegazione.”Voglio lasciare un segno – mi dice – in ogni luogo dove vado voglio che venga rappresentato un volto diverso del Marocco, un volto nuovo, anche se non slegato dalle sue tradizioni. Voglio che questo sia il mio messaggio, la mia eredità”.

Rimaniamo in silenzio, mentre la musica gnawa sale dalle stanze di sotto; ci salutiamo, ripenso allo sguardo della ragazza dai riccioli neri, il suo messaggio è arrivato.

A El Jadida, la ragazza dai riccioli neri.