Marcello Dudovich, Cartolina ENIT di Venezia Lido, anni ’30

 

Promette la mostra Andata e Ricordo/Souvenir de voyage. Promette il Mart di Rovereto con questa piccola antologia sul mito del viaggio. Un bel titolo, bravi comunicatori. Promette con recensioni di prestigio e sapere (un po’ troppo dotte). Promette e non mantiene. Questa è stata la prima sensazione appena uscito dal grande museo.

Non è del tutto vero, lo ammetto, nella mostra ci sono storie che afferrano e che danno un’illusione, ma poi si esce con un senso di insoddisfazione dalla visita alle chambres nelle quali è organizzata. Colpa nostra: forse non avremmo dovuto aspettarci il racconto, fantastico e filtrato dall’arte, della storia del viaggio dai tempi del primo tour organizzato (1863, la agenzia era l’inglese Thomas Cook, partirono in centotrenta per la Svizzera pagando dieci sterline) alla contemporaneità dei voli low-cost. Era pretendere troppo. Non voleva essere questo, la mostra sui souvenir di viaggio. Ma io avevo in testa anche un bel libro: ‘Trofei di viaggio’, scritto più di dieci anni fa da Duccio Canestrini, abile antropologo del turismo, nato proprio a Rovereto. E speravo in qualcosa di più. Ma ci si può consolare: una visita al Mart vale sempre la pena. Estenuante e frastornante, a esempio, è la mostra ‘La magnifica ossessione’ all’ultimo piano del museo. Ma noi eravamo venuti per ‘il viaggio’….che sta al primo piano.

 

Boules à neige, anni 80-90

 

Il regista russo Andrej Tarkovsky e il poeta Tonino Guerra appena si intuiscono nel piccolo televisore in cui hanno rinchiuso il loro ‘Tempo di viaggio’, racconto-video del Gran Tour italiano che i due uomini fecero nel 1983 e dove si notano le radici dello splendido sogno di Nostalghia. Il video è inascoltabile. E nemmeno le custodi della mostra sapevano dove fosse finito Tarkovsky quando mi sono messo a cercarlo nelle sale della mostra. Non mi soddisfano nemmeno le antiche guide del Touring Club Italiano, le prime foto-ricordo dei turisti, i loro quaderni di viaggio esposti nelle vetrine della prima chambre. Ma qui scopro che Ida Pfeiffer, nel 1858, ha fatto un viaggio attorno al mondo. Peccato che niente mi spieghi chi era questa donna. Cercherò su internet.

Partono le crociere attraverso il Mediterraneo nei primi anni del ‘900: è la seconda chambre e qui ci sono i diari di intellettuali e aristocratici che raccontano quell’esotismo. La scrittrice Margherita Sarfatti andò a Costantinopoli e le foto che la ritraggono sul ponte della nave hanno troppo serietà per rimandarci la gioia del viaggio. Chissà perché è stata scelta Margherita Sarfatti?

 

Luigi Ghirri, Rimini (In scala), 1977

 

Ora ho davanti foto che ben conosco. Incanta, come sempre, il gioco delle immagini di Luigi Ghirri: nella sala grande sono esposte le foto dell’Italia in miniatura di Rimini, attrazione vacanziera. Foto che, se scattate da un turisti, sarebbero normali, acquistano una strana luce nell’obbiettivo di Ghirri. Mi piace questo trabocchetto: uno straordinario fotografo dei dettagli che fotografa le repliche di monumenti celebri. Mi piacciono, anche, le cancellature di Emilio Isgrò che fa scomparire i nomi dalla carta geografica della Lombardia, anche se tutto rimane conoscibile a chi vive nella regione. L’ignoto è per il turista che non sa più leggere la carta e si trova senza riferimenti. All’opposto Paola di Bello incolla uno sull’altro i fotomontaggi della metropolitana di Parigi: il dito del turista alla fine sbiadisce il punto dove si trova….come dire: per trovarsi bisogna perdersi.

 

Petripaselli. Napoli, Maschio Angoino, souvenirs d’Italie, 2008

 

Me ne sto fermo di fronte al tavolo delle boules à neige, la palle di vetro dove nevica sul Colosseo o sul ponte di Rialto. Guardo nei caliedoscopi di Maria Elisabetta Novello. Sfioro i ritratti che si affollano su un tavolo: ‘ti mando una mia fotografia.’ Giulio Delvè fa ruotare ombrelloni che, mi dicono, sono stati davvero presi all’hotel Tritone di Ischia.

E ancora: mi affascinano i vuoti lunari del deserto marocchino, foto di Rä di Martino, dal quale spuntano le rovine lasciate dai set di colossal americani. E, infine, in una piccola stanza gli oggetti raccolti, ex-voto, da Julio Paz: sì, questa parete è una superba collezione di follie. Io vi trovo Frida Khalo e Arthur Rimbaud trasformati in icone o santini di una venerazione laica. A loro è giusto chiedere grazia. E’ argentino, Paz e deve sapere degli altarini stradali alla Difunta Correa o al Gauchito Gill.

Mi appare un po’ troppo sedentario il viaggio visto attraverso gli occhi di questa mostra. Il gioco dei souvenir è intrigante, ma qui appare troppo snob e, allo stesso tempo, superficiale. Migliori le vecchie pagine di Canestrini. E’ vero, riempiamo le nostre case dei ricordi di un viaggio. Portiamo indietro sempre qualcosa per averne memoria. Non ci affidiamo alla confusione della mente. Per dimostrare che siamo stati a Parigi ci portiamo a casa la Torre Eiffel sotto la neve di vetro. Compriamo cartoline. O riproduzioni in plastica. Piccoli trofei.

 

da: /scpt209.blogspot.it. Foto di Shirin Neshat

 

La mostra si ferma prima dei tempi della Lonely Planet, dei voli low-cost e di trip-advisor. Ma non invita nemmeno a mettersi in cammino sull’onda di nostalgia. La piccola delusione si placa salendo al terzo piano del museo per smarrirsi nella confusione dei 2784 oggetti della Magnifica Ossessione: all’ultimo piano del Mart riappare qua e là la potenza del viaggio. C’una foto, una sola foto che vale il viaggio a Rovereto: Shirin Neshat, a Tehran, fotografa il confine fra uomini e donne a una cerimonia religiosa. Fa venir voglia di uscire a comprarsi subito un biglietto di aereo. Non per la bellezza della foto, ma per la storia di un mondo che questa immagine riesce a raccontare.

 

Andata e ricordo. Souvenir de voyage. Al Mart di Rovereto. Fino all’8 settembre. Chiusa al lunedì.

 

Testo di Andrea Semplici