Giuliana De Donno, arpa all'alba

Giuliana De Donno, arpa all’alba

 Testo di Francesca Cappelli

Scrivo dal mio giaciglio provvisorio. E’ un giorno indefinito, che potrebbe chiamarsi Venerdì, o Domenica. E’ la mia testa lenta a ricordare che sono le nove e un quarto di mattina, qui ad Aliano. La follia di questo festival mi ha travolto.

Hanno ragione loro, i calanchi: questo festival non si può descrivere. Sulla strada per Aliano, il solo movimento nel deserto lucano sono le pale eoliche che, a tratti, incontriamo. Immensi orologi che guardano dall’alto e battono il tempo alla terra. Magma informe; prosciugato. In fluido passaggio, solo se osservato nella sua atemporalità.

Così qui, ad Aliano, le notti diventano tutte un’alba.

Francesco. All'alba

Francesco. All’alba

 

Di ora in ora, come se stessimo viaggiando su un notturno, abbiamo salutato i compagni scesi.

I bambini sono stati i primi a fermarsi, ma solo dopo essere stati punti dalla taranta di Infantino. Tutti affacciati al cornicione del palco, anche loro si saranno domandati come fosse possibile che la ballerina stesse volando. Eravamo una platea di casse armoniche, tanto la vibrazione delle percussioni, della terra, colpiva il torace.

Il contrabbasso di Vito La Forgia. All'alba

Il contrabbasso di Vito La Forgia. All’alba

 

La maggior parte dei viaggiatori si sono congedati, pochi alla volta, per tutta la notte, durante un ‘agone’ fra arti diverse.

La scalinata di occhi stanchi si è accesa con il cielo, che ha cominciato a farsi chiaro, per ricordare casa; e un letto comodo. Era quella l’ora giusta per abbandonarsi.

Ho vissuto con intimità la stazione del sole. L’alba, dal balcone pericolante di una casa di Aliano in rovina, tinge la pianura straniante e sconfinata, quasi disumana. E’ una fotografia.

Vichi

Vichi

 

Qualche metro più avanti, si scaldano i visi di quelli che sono rimasti. Luce tiepida e discreta, come i pizzichi con cui una donna molto elegante preme l’arpa.

Siamo tra sogno e piazza. La musica sostiene il corpo, ma, allo stesso tempo, lo culla. Sveglia e placa, in un dolce limbo in cui la razionalità è finalmente arresa. Vorresti andare, ma rimani ancora. E ti lasci suonare.

L’ultima corsa non porta conflitto a nessuno: ormai, vedere la fine è una necessità. Franco Arminio e Alfonso Guida si incontrano in un botta e risposta di poesia. Fino a quando non ne abbiamo sentito la mancanza.

Alfonso Guida

Alfonso Guida

 

Siamo lontani.

Non sarebbe neanche questa l’ora per dare l’Alt, ma è molto tardi.

Presto, tra poche ore vogliamo ricominciare.

Aliano, 24 agosto, festival La Luna e i Calanchi