I ‘diavoli’ dalle vesti di capra sono scesi dalle loro Alpi tedesche. Hanno raggiunto il Trentino con i loro volti dipinti di nero. Se San Nicola, a Natale, premia i bambini ‘buoni’, i Krampus hanno il compito di punire ‘i cattivi’. E l’anno prossimo andremo a Dobbiaco: qui vivono mille mostri eccitati

Krampus a Riva del Garda

Testo e foto di Daniela Atropia

Che ci faccio qui, schiacciata contro una transenna gelata? Mi domando se la scarica di adrenalina che nasce dalla paura possa cancellare lo stress trascinato tenacemente fin sotto Natale, oppure enfatizzarlo. Penso agli ottovolanti, al Bungee jumping. In fondo cose del genere la gente le cerca, le adora. Mentre mi concentro sul potere curativo del brivido, un enorme krampus dall’aria minacciosa ha iniziato a stropicciarmi il cappuccio del parka. Nessuna via di fuga: i due bambini, che all’inizio dello show avevano sgomitato per la prima fila, si sono dileguati urlando e adesso mi trovo alla mercé dei capricci di creature mostruose con corna esagerate che vanno e vengono ciondolando lungo Piazza della Costituzione. Alle spalle una selva di telefonini e gente che preme per una briciola di folklore. Alcuni figuranti saltellano spavaldi, ammiccano con fare cialtrone. Sono i peggiori. Quelli che prenderanno la rincorsa contro le transenne e cercheranno di scavalcarle per spaventare la folla o che, rami di betulla alla mano, inizieranno a sferzare (in modo non brutale, s’intende) le gambe dei malcapitati.

Passino il Grinch di Dr. Seuss o il burtoniano Jack Skeletron, entrambi interessati a sabotare il Natale e a regalarle brividi, ma i krampus sono davvero un’altra cosa. Meno dispettosi, meno sognatori, sicuramente più spaventosi. La loro è una divisa dell’orrore: costumi pelosi – tradizionalmente di pelli di capra – corna spropositate, campanacci, orribili maschere di legno intagliato, ma con varianti a seconda delle zone (a Vipiteno i diavoli – “Tuifl” – che accompagnano San Nicolò, il San Nicola antesignano di Babbo Natale, hanno i volti dipinti di nero e lasciano tracce annerendo qualche spettatore). Non per nulla i krampus, diffusi soprattutto nelle regioni alpine di lingua tedesca, ma anche in altre zone montane europee, rappresentano il volto più selvaggio dell’inverno, il lato oscuro del Natale. L’Alto Adige ne è pieno, ma anche il Trentino ormai è terra di conquista. Quest’anno sono arrivati fin nel bresciano, a Bagolino, rubando la scena ai maschèr – maschere grottesche dedite al palpeggiamento per propiziare la fertilità –  già pronti per carnevale. Vengono da lontano questi figli delle terre alpine, da un’era precristiana e da oscuri riti pagani legati al solstizio d’inverno, la notte più lunga dell’anno, quando figure selvagge e incontrollabili   della natura venivano evocate per esorcizzarle.

Con il tempo i krampus si sono fusi con la tradizione cristiana, sono stati “addomesticati”, per così dire, diventando la controparte di San Nicolò che nella notte tra il 5 e il 6 dicembre porta doni ai bimbi buoni. Oggi sono i suoi accompagnatori con il compito di punire i piccoli disobbedienti, in un gioco dualistico di luce e ombra, di bene e male, di premio e punizione. In quest’ottica i krampus hanno un preciso valore apotropaico, perché la loro figura spaventosa serve ad allontanare le energie e gli spiriti negativi. La loro funzione, insomma, sarebbe nobile: ristabilire l’ordine in vista del Natale. C’è però una versione più prosaica delle loro origini, un tantino meno agiografica. C’è infatti chi sostiene che in passato giovani in cerca di bottino usassero travestirsi in quel modo per spaventare gli abitanti dei villaggi e fare razzia. C’è anche una leggenda che narra di una famiglia preda della carestia che mandò i figli mascherati da diavoli a rubare nelle cantine dei villaggi vicini. Una volta tornati, i ragazzi si tolsero le maschere, ma uno di loro non lo fece; allora i genitori capirono che si trattava di una presenza demoniaca e chiesero a San Nicolò di esorcizzare il paese. Egli riconobbe il diavolo anche perché aveva zoccoli di capra e riuscì a scacciarlo. Successivamente il Santo portò con sé i ragazzi vestiti da diavoli per spaventare i bambini cattivi. Da allora guai a levare la maschera a un krampus: porta male.

Va comunque detto che oggi i krampus si sono emancipati. In alcune situazioni hanno lasciato indietro pure San Nicolò: si esibiscono da soli, come qui a Riva del Garda, e ben oltre il 6 dicembre che sarebbe il giorno a lui dedicato. Le loro apparizioni sono diventate parate, spettacoli frutto dell’investimento e del lavoro di associazioni. Mentre i campanacci suonano all’impazzata, il krampus che mi ha stropicciato il cappuccio ha iniziato nuovamente a puntarmi. Vorrei fuggire: per più volte ho indietreggiato dinanzi alle cariche dei figuranti (chi ci sarà sotto la maschera?), ma va da sé che l’adrenalina può giocare strani scherzi. Mentre il “mio” krampus prende la rincorsa sto già pensando agli appuntamenti dell’anno prossimo. Castelrotto? Vipiteno, mancato questa volta per un soffio? Opto per Dobbiaco, con la sfilata più antica, terrificante e nutrita: più di mille mostri.

Daniela Atropiabresciana. Laureata in Materie letterarie e specializzata in Comunicazioni sociali, giornalista professionista e poi pubblicista, insegnante. Ha viaggiato in diverse zone di crisi, scrivendo reportage e articoli per varie testate italiane ed estere. Ha frequentato un corso di peacekeeping alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.