Ci perdonerà Gianni? Per pubblicare una sua foto a colori. A noi appare come un omaggio all’etica, al sogno, alla bellezza di uno dei grandi fotografi della nostra epoca.

Testo e foto di Isabella Balena
Ottobre 2024, Gianni Berengo Gardin apre ai visitatori il suo archivio. Arrivo tardi, non c’è più posto negli incontri degli Archivi Aperti, organizzati da anni da Rete Fotografia.
Grazie a Giovanna Calvenzi e a Susanna, la figlia di Gianni, quindi ammetto un po’ da raccomandata, mi tengono un posto nel gruppetto di curiosi.
Gianni e Susanna ci accolgono all’ultimo piano della palazzina dove si trova l’archivio. Gianni è in forma, come sempre, e racconta di tutto tranne che di fotografia. Ci fa vedere tutte le sue collezioni raccolte nella sua lunga vita, dalle anatre alle auto, da statuine di tutti i tipi agli aeroplanini a moltissimo altro. Scaffali pieni di libri, i suoi e quelli di un intero secolo di fotografia, la sua e la nostra memoria. Le dediche di HCB, le foto degli amici, l’amico Gabriele Basilico, che io ricordo lo prendeva in giro imitando la sua buffa voce dalla erre arrotondata.
Si sposta da uno scaffale all’altro, raccontando e sorridendo con gli occhi furbi nella sua tipica espressione allegra. Infila la mano dietro a una parete e sventola una bandiera, rossa, un cimelio del P.C.I. Ne parla orgogliosissimo e per me una rivelazione perché ho sempre pensato al Berengo come ad un fotografo non pubblicamente schierato; le sue fotografie nella sua lunga lunghissima carriera, a parte Morire di Classe, gli zingari e sicuramente le Grandi Navi di Venezia, non rivelano mai, a mio parere, una denuncia forte ma sempre uno sguardo equilibrato su tutto.
Ho solo il cellulare e scatto con quello ma l’immagine è troppo bella per farsela scappare.
Susanna mi chiederà di non pubblicarla e io rispettai questa sua richiesta. Mi permetto di farlo oggi (mi perdonerà?), perché in questi tempi così neri, questa immagine a colori (e sappiamo quanto Gianni non amasse le foto a colori), restituisce qualcosa di molto vivo alla sua lunga, intensissima e splendida vita.
Isabella Balena, nata a Rimini, vive a Milano. Fotoreporter indipendente, è stata assistente di Gabriele Basilico e ha lavorato con alcuni dei principali periodici italiani e esteri. Da alcuni anni cerca di approfondire tematiche legate alla storia contemporanea e alle dinamiche sociali anche in aree di crisi e di conflitto. Sue foto sono presenti al MUFOCO-Museo di fotografia Contemporanea, nella Collezione d’arte della Farnesina Ministero degli Esteri-MAECI, alla Fondazione Alinari, nella Collezione Donata Pizzi . Alcuni suoi lavori sono rappresentati dalla Galleria Alessia Paladini di Milano. (isabalena.photoshelter.com; isabalena@gmail.com)
