Testo e foto di Roberto De Meo
Tra i molti nomi di Istanbul c’è anche quello della “città dei gatti”. E il nome è meritato, perché di gatti se ne vedono tanti, liberi per le strade e coccolati nelle case, loro sono i veri padroni della capitale.
I gatti sono capaci di adattarsi a situazioni difficili, di essere imprevedibili e senza regole, sempre oscillando tra il gioco e il pericolo; i gatti vanno capiti e interpretati, perché mandano messaggi alla nostra parte razionale e a quella più istintuale. E un gatto, anche con tre zampe, non si arrende, continua a lottare e a muoversi nel mondo, incurante della sua debolezza, guardando sempre avanti.
Questo è il senso del titolo della diciottesima Biennale di Istanbul, “Il gatto con tre zampe”, voluto dalla curatrice Christine Tohmé, libanese, molto attiva nel mondo dell’arte contemporanea.

Punjabi Pesticide Suicides, 2022, di Jagdeep Raina (nato a Guelph Canada, vive a New York), opera esposta nello Zihni Han
Di fatto, a questo ci mettono di fronte le opere proposte dai 47 artisti presenti in mostra: un mondo amputato da guerre, distruzioni, cambiamento climatico e crisi molteplici e ripetute, cui bisogna reagire come il gatto a tre zampe: con forza, con rabbia, con humour, con resilienza, senza mai perdere la speranza di andare avanti.

Red Navigapparate, 2025, di Khalil Rabah (nato a Gerusalemme, vive a Ramallah), opera esposta nel giardino del Vecchio Orfanotrofio Francese
E poi le “tre zampe” rappresentano anche le tre tappe in cui si svolgerà questa biennale, spalmata su tre anni: la prima tappa presenta i lavori degli artisti, insieme a performance, proiezioni e dibattiti (fino al 23 novembre 2025); la seconda tappa, nel 2026, si concentrerà sulla creazione di un’accademia e sullo sviluppo di una serie di programmi pubblici in collaborazione con iniziative locali; nel 2027, nella sua terza tappa, la biennale si concluderà con un programma finale di mostre e workshop che raccoglierà quanto è stato incontrato lungo il percorso.

Il modello usato per il video 410 Letters: On Reading and Writing (Albanian), 2025, di Dilek Winchester (nata a Istanbul, dove vive), opera esposta alla Galeri 77
Le opere sono esposte in otto luoghi diversi della città, facilmente raggiungibili a piedi, nei quartieri di Galata e Beyoğlu. Perciò visitare questa prima tappa è anche un’occasione per scoprire luoghi poco noti, abbandonati da tempo e ora recuperati, evitati dai turisti ma frequentati da giovani appassionati e desiderosi di aprirsi al mondo.

Diaries from Gaza, 2024, di Sohail Salem (nato a Gaza, dove vive), opera esposta allo Zihni Han

A nest is a fruit that swells, 2025, di Celina Eceiza (nata a Tandil, vive a Buenos Aires), opera esposta allo Zihni Han
Qui si parla in inglese, si respira un’aria internazionale tra Londra e New York, cui però si aggiunge la bellezza antica di Istanbul.

Il Bosforo e il museo Istanbul Modern

