Testo e foto di Roberto De Meo

Tra i molti nomi di Istanbul c’è anche quello della “città dei gatti”. E il nome è meritato, perché di gatti se ne vedono tanti, liberi per le strade e coccolati nelle case, loro sono i veri padroni della capitale.

I gatti sono capaci di adattarsi a situazioni difficili, di essere imprevedibili e senza regole, sempre oscillando tra il gioco e il pericolo; i gatti vanno capiti e interpretati, perché mandano messaggi alla nostra parte razionale e a quella più istintuale. E un gatto, anche con tre zampe, non si arrende, continua a lottare e a muoversi nel mondo, incurante della sua debolezza, guardando sempre avanti.

Questo è il senso del titolo della diciottesima Biennale di Istanbul, “Il gatto con tre zampe”, voluto dalla curatrice Christine Tohmé, libanese, molto attiva nel mondo dell’arte contemporanea.

Di fatto, a questo ci mettono di fronte le opere proposte dai 47 artisti presenti in mostra: un mondo amputato da guerre, distruzioni, cambiamento climatico e crisi molteplici e ripetute, cui bisogna reagire come il gatto a tre zampe: con forza, con rabbia, con humour, con resilienza, senza mai perdere la speranza di andare avanti.

E poi le “tre zampe” rappresentano anche le tre tappe in cui si svolgerà questa biennale, spalmata su tre anni: la prima tappa presenta i lavori degli artisti, insieme a performance, proiezioni e dibattiti (fino al 23 novembre 2025); la seconda tappa, nel 2026, si concentrerà sulla creazione di un’accademia e sullo sviluppo di una serie di programmi pubblici in collaborazione con iniziative locali; nel 2027, nella sua terza tappa, la biennale si concluderà con un programma finale di mostre e workshop che raccoglierà quanto è stato incontrato lungo il percorso.

Le opere sono esposte in otto luoghi diversi della città, facilmente raggiungibili a piedi, nei quartieri di Galata e Beyoğlu. Perciò visitare questa prima tappa è anche un’occasione per scoprire luoghi poco noti, abbandonati da tempo e ora recuperati, evitati dai turisti ma frequentati da giovani appassionati e desiderosi di aprirsi al mondo.

Qui si parla in inglese, si respira un’aria internazionale tra Londra e New York, cui però si aggiunge la bellezza antica di Istanbul.