Testo e foto di Fabrizio Rovella

Da piccolo volevo fare il veterinario in Africa. Leggevo l’Enciclopedia degli animali, quando tutti gli altri bambini e ragazzi sfogliavano Topolino e Tex. Due volte alla settimana andavo allo zoo. Durante un’influenza mi regalarono un libro che si intitolava ‘I 4 grandi’. Erano l’elefante, il leone, il rinoceronte e il bufalo cafro. Erano storie e aneddoti riguardanti i re degli animali africani. Sovrani per stazza, pericolosità e leggende.

Vado in Sahara da ventotto anni. I quattro grandi animali del deserto sono il dromedario e il fennec, la volpe del deserto. E, piccoli e pericolosi, ecco la vipera e lo scorpione.

Ma nessuno che scriva degli asini del Sahara

Eppure, non c’è animale più utile. Dove il Sahara diventa montagna, il dromedario non riesce a salire. Solo gli asini possono trasportare zaini e tende, materiali per il campo. Nelle città, nei mercati, nei suk , è l’asino a trasportare mercanzie, tappeti, bombole del gas, taniche di acqua e legna.

Ai pozzi più profondi si lega una corda all’asino: tocca a lui issare i secchi d’acqua. Grande è la sua fatica in Sahel: i pozzi raggiungono anche gli ottanta metri di profondità. Nelle città saheliane tirano carretti dove sono montati fusti da duecento litri. Trasportano carichi di mattoni, cotti nelle fornaci di Nouakchott. Gli asini diventano furgoni: tocca loro spostare le merci, i blocchi di sale, le casse del tè, i sacchi di farina, lo zucchero.

Animale unico, l’asino. A volte lo incontriamo libero nel deserto. E allora possiamo essere tranquilli. Un proverbio nomade ci rassicura: ‘Se vedi un asino nel deserto sei salvo, perché non si allontana mai più di tanto dall’acqua’.