libreria Lello Porto
La libreria Lello a Porto

Testo e foto di Andrea Semplici

Esagerati. Forse non è ‘la più bella libreria del mondo’, parola di Enrique Vila-Matas, scrittore portoghese, e della Cnn, ma ha un fascino compulsivo: attira, attrae, obbliga….(eppure ha un nome da cartoon: Livraria Lello). Deve davvero esserci una magia nella sala profonda di questa libreria di Porto, Nord del Portogallo. E un’ostinazione testarda e geniale: fondata nel 1906 (il 13 gennaio) dai fratelli José e Antonio Lello, borghesi, intellettuali, repubblicani, oggi sta vivendo nuovi anni di gloria. Credo che sia la sola libreria al mondo dove, per entrare, si paga (nemmeno poco: cinque euro, deducibili dal libro che potreste acquistare). C’è persino un check-in per comprare il voucher d’ingresso. Doppia coda, quindi. E, spesso, Harry Potter vi aspetta per guidarvi nel primo passo. Faticherò a spiegarvi.

A Porto i negozi sono profondi. Come se in questa città si amasse la penombra o la possibilità di cambiare idea attraversando tutto il locale. Anche la libreria Lello è lunga, solo che e magnifica. Il suo primo segreto è un ingegnere, si chiamava Francisco Xavier Esteves: fu lui a progettare, nella seconda metà dell’800, questo edificio neo-gotico destinato a diventare libreria. Francisco era un uomo di calcoli, ma non poteva vivere senza libri: credo che costruire questa libreria sia stata la felicità della sua vita. I fratelli Lello dovevano essere un po’ saccenti, ma credevano nel nuovo secolo, nel futuro, nella forza della borghesia atlantica: i libri divennero la loro vita.

Doveva essere quasi una periferia di Porto, questa piazza alle spalle del campanile dos Clérigos, uno dei simboli della città, e a un passo dal convento carmelitano: sapevano che Porto sarebbe cresciuta, che l’Oceano sarebbe stato generoso con lei. Sapevano di vivere in una bella città.

E’ la scala, dai gradini rosso-carmine, a impigliare gli occhi. Alla fine, quasi non si guardano i libri (sessantamila, secondo i foglietti che vi danno come ‘guida’), ma lei, al centro della libreria: la scala. Si attorciglia su se stessa, senza essere a chiocciola, ruota in un gioco volante, è simile a una piccola cascata. Appare come un disegno di Escher.

Davvero non guardo i libri. Non è per niente facile sfogliarli. La libreria è affollata come la metro di Roma nell’ora di punta. Si sgomita, ci si spinge, ci si affolla. Harry Potter impedisce l’ingresso a chi ha le prolunghe da selfie, ma non può vietare ai visitatori di farsi centinaia di autoscatti. Il traffico dei viandanti in libreria si intasa. In estate, almeno tremila persone, ogni giorno, entrano da Lello. Quanti, alla fine, comprano un libro? I primi banchi sono occupati da libri celebri, con diritti scaduti: Il Piccolo Principe, Alice nel Paese delle Meraviglia, Il Quichote….belle edizioni, bella grafica, edizioni della stessa libreria. Per riprenderti i cinque euro, uno di questi libri lo compri. Raccontano che ogni anno la Lello vende trecentomila copie.

E poi c’è Harry Potter. Io non ho letto (e me ne dolgo) la saga del piccolo mago. Dovrò rimediare. Ignoravo, quindi, che Joanne Kathleen Rawlings avesse insegnato inglese a Porto, che frequentasse la libreria Lello: facile pensare che la scuola di magia di Hogwarts, la libreria di Diagon Alley siano lo specchio della Lavreria di rua das Carmelitas. Facile pensare che gli studenti dell’università della magia indossino la stessa mantella nera degli universitari di Porto. E se anche così non fosse (non ci sono mai state ammissioni, che io sappia, da parte della Rawlings) è bello pensarlo. E per i librai della Lello, Harry è diventata una bacchetta magica. Al punto che gli viene dedicata una stanza apposita e che stanno cercando – hanno lanciato un’Opa, un’offerta di acquisto – le edizioni più rare. Di Harry come dei capolavori della letteratura portoghese. Uno stuolo di ragazzi lavoro alle casse, a vendere i biglietti di ingresso, a offrire gadget di ogni genere. Il ragazzo condannato a essere Harry, davanti alla vetrata della libreria, gli assomiglia come una goccia d’acqua.

Lello non è luogo per lettori tranquilli. Temo che un abitante di Porto non la frequenti poi molto. Ma rimane un piccolo miracolo, a metà strada fra il marketing e la magia. Ed è un gran bel posto. Mi piacerebbe, una notte, poterci stare da solo.