I palazzi del governo

I ministeri

Pessimo giornalista, mi aggiro senza chiedere nulla per il centro di Tirana. Mattina presto, pioggia. Palazzi dei ministeri, immagino. Ecco, non chiedo. Mi piace passeggiare fra queste architetture. Anni ’20, tempi di re Zog (ehi, il suo nipote si è sposato – royal wedding – poco giorni fa, a Tirana: cambiano i tempi, eh!). Non chiedo nemmeno cosa vogliono fare in quel grattacielo (il fatto è che mi piace, è strano, a suo modo geniale) che cambia, per i prossimi secoli (secoli?), il profilo della capitale dell’Albania. Il centro di Tirana ha spazio, bellezza, non intimorisce nonostante la sua vastità. Nemmeno Enver Hoxha, abituato a distruggere, ebbe il coraggio di radere al suolo questi palazzi, risparmiò (per nostra grande fortuna) anche la piccola e bellissima moschea di Et’hem Bey. Penso che questa era (è) il luogo del passeggio serale, il xhiro. Penso alla parate dei comunisti. Penso alla preghiera dei musulmani in piazza Skanderberg. Penso ai ragazzi che bighellonano per i giardini, incerti se dirigersi al Bllok e confondersi con la movida di Tirana.

Pessimo fotografo, mi costringo a mettere qui la foto in bianco e nero di questo incrocio/scontro fra i palazzi del primo ‘900 di Tirana e il cemento armato del grattacielo di questo nuovo secolo. Sono passati cento anni. E’ che mi piace anche il color giallo-pastello e rosso-cotto di questi palazzi. Non riesco nemmeno a raddrizzare la foto, se smuovo il grattacielo, divergono le linee. Se metto in orizzontale le linee, il grattacielo diventa pendente. Mi piace il cielo in tumulto e le linee. E poi era una bella mattina vagabonda a Tirana. Un privilegio.