Panorama (2)

Montemagno d’Asti

Testo di Fabio Bertino

Fotografie di Roberto Bosio

… Erano ormai in vista i tetti rosseggianti del castello di Montemagno, la sua mole come un filare di querce sull’argillosa collina impolverata”. Così Beppe Fenoglio, con la sua prosa inconfondibile, racconta l’arrivo da partigiano a Montemagno d’Asti, nell’aprile del 1945. Ci sono cresciuto, all’ombra di quel castello circondato da vicoli medievali che da prima dell’anno mille domina sul paese. Tra le colline del Monferrato astigiano spruzzate di torri, fortezze e vigneti. Ho giocato nei cortili, tra i filari, nei campi. Crescendo ho imparato il piacere di un bicchiere di barbera, vino “leggendario” secondo Cesare Pavese.

Paese

Il paese

 

Al bar ho ascoltato i racconti dei trifulau, i cercatori di tartufi. Storie dal sapore antico, a volte degne delle più mitiche leggende dei pescatori. Ho fatto il tifo alle partite di tamburello, “a muro” come lo si gioca da queste parti. Uno sport unico, che si  pratica solo qui. Non c’è piazza che non abbia un muraglione, un terrapieno, il lato di una fortificazione, e così “il muro” è a tutti gli effetti parte del campo di gioco. E i giocatori più forti sono proprio quelli che sanno sfruttarne rimbalzi ed effetti.

Il tamburello

Il tamburello

A Montemagno ho partecipato alla festa della mia “leva”. Tre giorni di festeggiamenti organizzati, ogni anno, dalle ragazze e dai ragazzi che entravano nei diciott’anni. Un tempo per i maschi un rito di passaggio vero e proprio, un momento di spensieratezza prima di partire per il lungo servizio militare da cui si sarebbe tornati adulti e, spesso, cambiati. Da qualche anno la festa non si organizza più. Ma per chi vi ha partecipato, con i “coscritti” si forma una vera classe d’età, che dura per sempre.

Le strade del paese

Le strade del paese

Crescendo ognuno seguirà poi il corso della propria vita, ma si rimane per sempre “della leva”. Prima la povertà e la fatica della terra, poi gli studi, il lavoro, la famiglia, hanno portato i montemagnesi in ogni parte del mondo. Negli Stati Uniti, in Germania, in Sud Africa, in Australia. E di nuovo, ora, c’è qualcuno che parte. Ma Montemagno è il posto in cui si torna quando ci si vuole sentire davvero a casa. E’ il luogo a cui appartengo. Perché come ha scritto Michela Murgia di Cabras, anche qui “senti davvero certi adulti nei bar, uomini fatti e disfatti mille volte dalla vita, vantarsi ancora tra di loro dei legami nella strada dell’infanzia – abbiamo fatto il gioco insieme – come di un parto condiviso”.

 

Fabio Bertino e Roberta Melchiorre hanno raccontato le storie del loro andare per il mondo in un e-book: