Cartolina di Marina Berardi

Ombre nere contro il sole. Una zappa che cerca. Un uomo con cappello, un uomo con le braccia aperte. Sembra incoraggiare. Altri osservano. E se diciamo che questa foto è stata scattata da Marina Berardi, fotografa e antropologa lucana, in Iraq, voi a cosa pensate? Alla guerra, a Mosul. Pensate che l’uomo con il cappello è un militare e questo è lo scavo di una trincea.

No, qui siamo a Sud. Lontano dal fronte e vicino alla leggendaria città mesopotamica di Ur. Un altro Iraq. Antico di cinquemila anni. Gli archeologi italiani, l’università La Sapienza di Roma, e gli iracheni della direzione nazionale delle antichità sono al lavoro. E sono tornati da sei anni. Qui stanno scavando ad Abu Tbeirah, a sedici chilometri dalle rovine di Ur. Vi è emozione: sta tornando alla luce un importante edificio, costruito oltre duemila anni prima di Cristo.

I giornalisti sono al Nord. Raccontano un altro Iraq. C’è un paese che si ostina a vivere. Crede nel presente e nel futuro, andando in cerca del proprio, straordinario passato.