El carnival poetico

Testo e foto di Andrea Semplici

Due anni fa, in questi giorni di Carnevale, una delle feste più importanti in Latinoamerica, ero a Granada. In Nicaragua. Festival Internazionale di Poesia, uno dei più importanti al mondo. Da due anni, il Festival è stato sospeso. Il Carnaval Poetico, che, a metà della settimana dei poeti, attraversava, con felicità, le strade della città, è scomparso. Non arrivano più le maschere da tutto il paese per accogliere i poeti. ‘La poesia, la vera poesia, non ha niente da festeggiare nel nostro paese’, scrive Gioconda Belli. E’ in lutto: ‘Non può dimenticare le vittime di questi mesi, i ragazzi uccisi dai gruppi paramilitari’. In Nicaragua, in silenzio, in questi mesi la repressione è stata un metodo di governo. Il governo di chi si definisce sandinista. Ma ‘Sandino aveva un sogno – gridava Franco ‘Refan’ Valdivia, un rapper di Estelì – e vi giuro: non era questo’. Renfán venne ucciso il 20 di aprile del 2018, uno dei primi caduti della Nuova Rivoluzione scoppiata appena due giorni prima. Da allora, ha ragione Gioconda, la poesia ha dolore addosso. Non è tempo di Carnaval a Granada. ‘La sola poesia possibile nel nostro paese è quella della protesta. Che ci ricordi come è prezioso il bene della libertà’.

Le maschere sono tranquille, aspettano, hanno pazienza. Ci saranno giorni di festa. A volte, le maschere sanno. Ricordo che quattro maschere portavano in spalla una sarcofago. Vi era una scritta: ‘Entierrando la ignorancia’.