Arrivano in bus. Un bus carnival. Dove hanno lasciato i vecchi cavalli? Arrivano dai quartieri più lontani. E dalle storie antiche dei barrios più celebri: il barrio Palermo, il quartiere Sur. Hanno lasciato, scalpitando, i loro conventillos. Decine e decine di tamburi vengono scaricati dal ventre del bus. I fuochi devono averli già riscaldati in un rito magico. Le donne, imperlate di lustrini, muovono gambe, fianchi, tette, culi e ridono di allegria. E’ una festa di pelle, questa. Di denti bianchissimi, di sguardi inebriati, di pance forti, di libertà. Si danza subito, prima che il corteo cominci, e c’è anche il tempo per un ultimo pancho. La notte di carnevale non avrà fine. Ci si abbraccia, si ha orgoglio. Per il proprio quartiere, per la propria strada. Per la propria storia. I tamburi hanno chiamato. Sono las llamadas e la gente delle percussioni hanno risposto. Sono apparsi in cento, in duecento, in mille. Una bretella di cuoio sorregge i tamburi. El chico, el repique, el piano. Dai toni acuti ai più gravi. Lezione di musica. Le gambe non stanno ferme. I mille personaggi della sfilata. Ci sono i vecchi curatori e le mama. Il luccichio delle perline.

Sono i giorni del Carnevale. Nel mondo. I giorni in cui tutto può essere possibile. E' la festa più grande a Montevideo. Dove gli afrouruguaiani sfilano per le strade al ritmo del condombè

Festa africana. Afrouruguayana. Danza di libertà. I lontani figli degli schiavi dell’Angola e del Congo. Spunatano le stelle e la luna, antichi segni di una memoria sincretica, islamica. C’è il mondo nella notte di Isla de Flores, grande strada del centro di Montevideo. Un mondo felice e danzante. I bianchi si travestono da neri. I neri hanno la bellezza dalla loro parte. Un secolo fa, il ritmo dei tamburi, il candombe, e delle danze africane si confuse, con altre musiche, con altre storie: nacque il tango. I mondi si unirono. Si mischiarono. Sono i miracoli del Carnevale.