Testo e foto di Andrea Semplici

Nel giorno di Santo Stefano, protettore di Putignano, cittadina della Puglia centrale, avviene uno scambio: la gente del Carnevale dona un grande cero alla Chiesa. “E’ come se domandassimo un perdono per i peccati che verranno commessi durante le feste”, mi raccontano davanti alla bella chiesa di San Pietro Apostolo. Il sacro e il profano. Comincia così, il 26 dicembre, il più lungo e, si racconta, il più antico dei riti carnevaleschi in Europa. In quello stesso giorno, appena dopo Natale, poeti dialettali, in rima baciata, si sfidano in duelli di versi che deridono, in una festa grande, i potenti, i signori, i notabili.

Ma già da ottobre, in capannoni, appena fuori il centro storico della città, maestri cartapestai sono al lavoro per la costruzione di grandi Carri allegorici che sfileranno nei giorni del Carnevale. La cartapesta mi affascina. Osservo Deni Bianco, 45 anni, il più celebre fra gli artisti-costruttori, modellare gli immensi nasi e le grandi mani delle sue sculture in cartapesta. Attorno a lui una squadra consolidata: un fabbro capace di portentose saldature; un baritono che lascia le sue lezioni di canto per incollare carta su carta; ci sono ragazzi che arrivano nel pomeriggio per lavorare accanto ad artigiani provetti: instancabili, strappano giornali e incollano uno sull’altro quattordici strati di carta. Usano solo colla di acqua e farina. Il cantiere è a ciclo continuo: dalle otto del mattino a notte fonda. “La cartapesta è immediata, semplice – mi spiega Deni – una magia, insomma. Passi la colla, la strappi, la incolli, aspetti che si asciuga. E lei conserva la memoria della carta dalla quale proviene. E’ arte, e, allo stesso tempo, è precaria. Fragile, delicata. Prende una pioggia e torna a essere carta”.

Al Sud c’è una linea geografica di cartapesta che attraversa la penisola, va dal Tirreno all’Adriatico, unisce grandi feste popolari: dai Gigli di Nola al Carro Trionfale della Festa della Bruna a Matera per raggiungere i carri del Carnevale di Putignano. Giovani artigiani costruiscono macchine imponenti usando carta e colla. Tengono in vita una storia, uniscono comunità. Deni, negli anni, ha raccontato, con la cartapesta, il dramma dell’Ilva, le navi del veleni, il precariato del lavoro. Nel 2018, ha vinto un ennesimo primo premio con la raffigurazione di un bacio omosessuale, riproduzione del più famoso fra i quadri di Klimt. Il Carnevale, festa di trasgressione, è legato, a doppio filo, alla vita, alla realtà. Ne è allegoria. Quest’anno, i carri di Putignano parleranno di ambiente, racconteranno la fragilità di Terra.

Guardo i ragazzi passare il pennello sulla carta per ore e ore. Strappare strisce di giornale, passarle a chi sta incollando sull’armatura della statua. Fa freddo nel capannone, le mani sono intirizzite, ma il miracolo della cartapesta crea il Carnevale.

(le sfilate dei carri di Putignano cominciano domenica 9 febbraio e proseguiranno per tutto il mese)

Questo post è apparso sul Messaggero di Sant’Antonio