Ibrahim

Ibrahim

Il suo negozio, nella Çarshia e Madhe, il vecchio bazar di Gjakova, nell’ occidente del Kosovo, è sempre aperto. Non può avere orari. Dalla nascita alla morte: Ibrahim vende diep, culle, e bare (forse si dice arkivol, in albanese). Non abbiamo una lingua per capirci. Ma sto bene assieme a lui. Ogni giorno, da quando sono in città, passo davanti alle sue bare. Il suo locale fa angolo con un’altra strada. Tutta la costruzione è in legno. Sento i miei passi sul pavimento. Il suo nome è musulmano, ma c’è un grande crocifisso. La minoranza cattolica, a Gjakova, è numerosa.
In queste belle giornate d’autunno, Ibrahim siede fuori, al sole. Spesso c’è un amico con cui sta in silenzio. I suoi vicini di negozio giocano a scacchi. Ho chiesto se potevo fotografarlo accanto alle bare e alle culle. E lui si è messo in posa. Potevo fargli avere la foto? Mi ha dato il suo numero di telefono. Ho trovato una fotografo per stampare le foto che gli ho scattato. Gliele ho portate. Gli ho chiesto il prezzo. Di una bara, non di una culla. 380 euro. Mi sta venendo un’idea. Domattina vedo come poterla realizzare.

Andrea Semplici