Il ballo degli uomini alla festa dello sposo

Il ballo degli uomini alla festa dello sposo

Alla fine, il matrimonio. Bassi profondi risuonano in strada. Andiamo. La voce tonante di un rom. Vengono ingaggiati per una sera. Sanno cantare. Per una notte si dimentica cosa si pensa di loro. Cantano bene, e questo basta. Hanno gli strumenti, i tamburi, i microfoni, le basi, i sintetizzatori. Sono ben pagati. Il matrimonio del ragazzo. Sua madre è fuori di sé dalla felicità. Siamo racchiusi in un metro quadrato. La casa ha i mattoni senza intonaco. Due cuochi grassi e gioiosi arrostiscono carni in una nuvola di fumo. Si alzano le mani, passano le birre, casa musulmana. Ma stanotte è giorno di festa. Il cibo disperso sul tavolo. Solo uomini. Le donne alla finestra. Si alzano le sedie. Lo sposo beve birra e danza in equilibrio su una sedia. E’ grande e grosso. Scende la sposa. Piccola, bella. Sale su una sedia anche lei. Ride. Balla. Si sfiorano appena. Domani sarà il giorno della festa della ragazza. Della sposa. Poi ci sarà il matrimonio. E allora gli invitati saranno cento e cento e cento. Le ragazze con i pantaloni attillati e rotti e le donne con i fazzoletti a coprire la testa.