Testo e foto di Gaia Russo Frattasi, Tony Giangiulio e Vittore Buzzi

Teramo stazione, ci siamo tutti, epifanie di futuri incerti nel mattino fiducioso, aroma di caffè riempie l’aria, prime voci dalla città che accende i motori, alza le serrande, chiacchiera nel tepore rilassato di un Luglio benigno.

Tony guida concentrato, Gaia non sta ferma un attimo nelle sue nuove scarpe da running, le curve scivolano dolci, la strada che attraversa il Gran Sasso ci porta pigra verso un giorno a caccia di storie. 

Secondino Moro a Campo Imperatore

Il profilo nero della vecchia Peugeot buca le nuvole basse e si affaccia su un mare di pascoli verdi inondati dal sole, dietro di noi i pensieri di questo anno bizzarro, davanti a noi un giorno di possibilità e di nuovi incontri.

Cinquanta per quindici chilometri con i 2912 metri del Corno Grande che sorvegliano severi uno dei paesaggi più belli d’Italia.

La macchina accosta, in lontananza due figurine di uomini in mezzo a mucche e cavalli, una corre veloce l’altra più lenta.

Il cavallo e il paesaggio

Ludovico con le sue mucche: ‘L’altro giorno i lupi mi hanno portato via un vitellino. Sono molti, anche i cinghiali. Danni. Si dimenticano spesso di noi allevatori, che pascoliamo qui in altura’. I cani lo seguono quieti, cani da lavoro presto si allontana per prati impervi e ondulati.

Secondino gioca con un puledro

‘Volete vedere le mie asine sono là dietro, Camelia e Gina…. Camelia è speciale intelligente curiosa e bellissima. Vedete questi sono i semi, loro danno l’energia. L’erba e basta. Sono i semi che ingrassano gli animali.’ Secondino ci guida veloce e sicuro, il suo intercalare abruzzese pieno di piccole vanterie e della certezza che con lui, probabilmente, si chiude un epoca.

Scarpe grosse, di pelle, suola a carro armato e stringhe robuste, tanti chilometri nelle sue gambe, cappellino sempre calato, qui il sole picchia, a duemila metri cuoce la pelle e acceca gli occhi.

Sale in macchina e ci porta alla scoperta delle persone, delle storie e dei fatti che i suoi 53 anni hanno vissuto.

Libro-breviario del 1872: contiene tutte le indicazioni per l’allevamento degli animali

‘Ho un libro, scritto a mano. è del 1872. Lì dentro c’è, tutto quello che serve sapere per allevare e pascolare qui. E’ una bibbia. Se lo leggi, ne sai più del veterinario. Io c’ho la patente per guidare gli animali, la  “E” per gli elefanti e tutte le razza africane è la più difficile da prendere’, scherza ci prende in giro, poi affiorano i dubbi  un futuro che appare nebuloso e un po’ incerto, per continui impegni di legge, per la figlia che ha la sua vita e i suoi progetti che la portano più in uno studio di avvocati e nelle aule di un tribunale e molto meno in una stalla e sul massiccio che da Assergi ti porta fino a Rocca Calascio, tanto caro ai motociclisti, al cinema non solo italiano e da qualche anno anche agli escursionisti.

Calvino

Quello dell’allevamento e della pastorizia è un mondo spesso solitario, all’aria aperta per gran parte dell’anno, pioggia, vento, sole e tanto, tanto cammino, i cani e gli altri come te…

Manila al maneggio di Fonte Vetica

‘Zitti non parlate, non fischiate i cavalli vogliono sentire solo la voce del padrone’.  Presto siamo nel mezzo del branco circondati da code svolazzanti e da puledri curiosi e irrispettosi.

La giornata si srotola veloce.

‘Ho delle selle che voglio vendere a Emanuele, sono belle all’americana. Lui che fa le passeggiate a cavallo ne ha sempre bisogno. Quelli non sono cani, i miei se li mangiano quelli’.

Franco, casaro

Dopo pranzo ci fermiamo da Franco: ‘L’ultimo pastore d’Abruzzo’. Secondino ride mentre lo apostrofa un po’ strafottente. Altro formaggio e aroma di caffè dal fornello da campo prima di salire all’Osservatorio. Nel parcheggio c’è Paolo, nel suo passato le fabbriche delle pianure, il rosso e giallo del cavallino rampante. 

Vitellino, seggiovia e Campo Imperatore

‘Quest’acqua è buonissima, ti fa cadere i denti da quanto è fresca. Prima del tunnel sgorgava dalla sorgente come una cascata ora ai primi d’agosto scende a gocce se non si secca’. Leggera, gelida, la beviamo felici mentre il sole caldo mitiga le folate di vento che scendono dalle cime.

I cani di Franco

‘Ecco quella è la mandria di Don Gaetano, tanti cavalli da Foggia. Io ho certe pecore che quando le macello ci tiro fuori oltre  settecento arrosticini, buone come quelle di Giuliani a Fonte Vetica. Sono famoso sapete, fra gli allevatori, ho vinto premi ho animali bellissimi. Oggi con voi faccio vacanza, un giorno di vacanza. Tu sei di Milano? Milano, Milano o lì vicino’.

La fonte di Campo Imperatore

Gaia lo segue concentrata, il grande microfono direzionale non incute più timore, Secondino ormai è un attore consumato. Tony poco distante sorride preso nelle sue visioni con in mano l’immancabile telefono, gli scatti secchi del mio otturatore spezzano il frusciare del vento. Arriva la sera e Calvino ci investe con il suo buonumore travolgente, le storie della nipote piccola gioia di nonno: ‘Ho qualche mucca, ma che volete che rimanga a casa a litigare con mia moglie’. 

Lo lasciamo lì con Secondino mentre piano la sagoma del nostro piccolo capodoglio in metallo si inabissa verso la pianura e da lì fino al mare.

Credits
Gaia Russo Frattasi
Vittore Buzzi