Man On The River , film di Paolo Muran, regista bolognese, racconta il viaggio da Istanbul a Londra di Giacomo Di Stefano. Un giorno ha deciso che poteva remare lungo le coste di un Vecchio Mondo. Una piccola vela rossa ad aiutarlo.

di Silvia La Ferrara

Trailer https://www.youtube.com/watch?v=SOZx3BjQd0c

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La piccola vela rossa e i remi

“Oggi le persone vanno in giro e guardano solo quello che gli hanno detto di guardare e se non gli dicono niente si sentono perse. Ma io mi chiedo: è meglio sentirsi persi o guardare solo dove ti hanno detto di guardare?”

Sono parole di Gianni Celati e aprono il trailer del film: già l’accento di Paolo regala. Così vado al Biografilm festival di Bologna sperando di perdermici, anche se la conosco benissimo la città nel cui centro non si perde neanche un bambino.

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La barchetta sul Bosforo

Ci sono 5.200km di viaggio però, su una barchetta a remi e vela, da Londra a Istanbul, scorrendo giù per i grandi fiumi e posso contare su uno smarrimento assicurato.

È buffo però come prima di un film che si presenta con premesse simili ci tocchi quasi mezz’ora di introduzione, nella quale ovviamente viene detto cosa guardare e come vedere la storia di Giacomo De Stefano, astigiano naturalizzato veneziano che ha passato 15 mesi in acqua attraversando 13 paesi europei, provando a ricucire i bordi del vecchio mondo.

Un modo di viaggiare diverso, la sostenibilità, l’acqua che è la risorsa più importante che abbiamo, un diverso sentimento del tempo, più lento, più attento…  le buone solite cose che ci scivolano sopra, ma per fortuna iniziano i 110 minuti del documentario e l’occhio irrimediabilmente perso di Muran vince sulle encomiabili dichiarazioni programmatiche.

Paolo Muran

Paolo Muran

C’è solo un uomo adesso, sopra una barchetta di legno che scricchiola. Starà anche facendo un’impresa “per restituire l’uomo alla natura, la natura all’uomo, l’uomo all’uomo”, come è ben spiegato nel blog di De Stefano http://www.manontheriver.com/ , però quello che resta è l’inquadratura di una ciabatta appoggiata vicino al timone, del piede che dondola tra i lembi di una vela, del gesto con cui la signora francese incrocia le braccia sulla sua chiatta.

Dal basso vedi il tedesco innamorato di Venezia che si è portato sul Meno un Puparino e va a remare tutti i giorni dopo il lavoro, ti godi i piani sequenza dell’imprenditore edile serbo che sa come va il mondo e corri a fianco del bambino di Truffaut che ride e ti guarda dalla riva.

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Il sonoro non teme il silenzio e gioca con le foglie, lo sciacquio di onde o la musica liquida dilagante di Thomas Callegaro. Ritmo il montaggio di Anna Sandrini. Opera corale, con ricchezza di cameramen, fotografi, artisti e imbarazzante povertà di mezzi: la post produzione (7 Terabit di girato da montare) è stata realizzata con il sostegno di 250 donatori.

Man On The River di Paolo Muran sarà distribuito presto on line. Info su http://manontheriverdoc.com/. In attesa di vederlo, guardiamo di perderci ogni tanto.

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