lettera di un amore di quarant’anni su pellicola
Luci d'alta quota è una mostra fotografica dedicata al dialogo tra uomo e paesaggio, tempo e memoria, luce e materia. Ospitata alla Manifattura Tabacchi di Firenze, l'esposizione stabilisce un asse culturale tra le Alpi e l'Himalaya, tra Europa e Asia, preponendo un'esperienza che unisce documentazione, ricerca artistica e visione poetica.
Queste fotografie sono un atto d’amore. Un atto d’amore nei confronti di un’area del nostro pianeta che ancora oggi non esiteremmo a definire sacra.
L’Himalaya, con le sue vette che sfiorano il cielo, è molto più di una geografia. È uno spazio che accoglie e respinge, che custodisce e talvolta inghiotte. Un territorio che abbraccia culture, popoli e spiritualità diverse, attraversato nei secoli da esploratori e viandanti, pastori e commercianti. E, più raramente, da fotografi capaci di restituirne l’anima.
Una vita intera in cammino
Definire Zhang Chaoyin non è semplice. Ex atleta, ricercatore universitario, musicista, il suo percorso sfugge alle categorie così come sfugge a ogni classificazione l’Himalaya stesso.
Per oltre quarant’anni Chaoyin ha attraversato queste terre lentamente, a piedi. Non come un visitatore, ma come qualcuno che abita il tempo e lo spazio che percorre.
Il suo lavoro nasce da questa immersione profonda: non una documentazione, ma una relazione. Un’ossessione, forse.
Una dedizione che ha coinvolto anche il figlio, portando entrambi a diventare ambasciatori di National Geographic China.
Da questo lungo viaggio è nato anche un imponente volume fotografico, oltre dieci chili di peso, che raccoglie in circa 3000 pagine e 3500 immagini le testimonianze di un’intera esistenza dedicata all’Himalaya.


La fotografia come materia
La mostra restituisce una selezione di questo lavoro, ma lo fa mettendo al centro non solo le immagini, ma anche il loro processo. Zhang stampa utilizzando tecniche ai sali d’argento, lavorando su carta e persino su seta.
Le fotografie non sono semplici riproduzioni: diventano oggetti, superfici vive, opere uniche.
Qui la stampa non è un passaggio tecnico, ma un atto creativo. L’immagine prende corpo, diventa materia. E lo fa attraverso i gesti lenti del fotografo-alchimista che accudisce ogni stampa come una creazione unica e irripetibile, e portando con se quelle piccole variazioni cromatiche e imperfezioni che nascono durante le fasi di sviluppo e stampa con una tecnica ormai dimenticata nell’era digitale ma straordinariamente viva.
Un gesto contro il tempo
In un’epoca dominata dal digitale e dal consumo rapido delle immagini, il lavoro di Zhang Chaoyin si colloca in controtendenza. È lento. È fisico. È quasi radicale.
Le sue fotografie chiedono tempo, così come tempo è stato necessario per realizzarle. Non sono immagini da scorrere, ma da attraversare.
E forse è proprio questo il punto più potente della mostra: non solo un racconto dell’Himalaya, ma una riflessione sul modo in cui guardiamo, viaggiamo e ricordiamo.

Foto: Marco Turini
Informazioni sulla mostra:
Realizzata in collaborazione con Aria Art Gallery e con il supporto di Manifattura Tabacchi
Coordinata dal fotografo italiano Massimo Listri e curata da Guoyin Jiang
La mostra sarà visitabile fino al 15 maggio 2026
Luogo: Manifattura Tabacchi, edificio B12, Via delle Cascine, 35
50144 Firenze
Orari di apertura: Martedì a venerdì: 15.30-19.30
Sabato: 12.30-19.30
Domenica e lunedì chiuso
