Nel 2010, a Rosarno, in Calabria, i neri si ribellarono.

Due uomini bianchi spararono, con un fucile ad aria compressa, contro un piccolo gruppo di africani. Quella notte i neri si ribellarono. Raccoglievano arance. Erano e sono ancor oggi schiavi. A volte gli schiavi non vogliono più esserlo. La rivolta di Rosarno è nella nostra memoria. Quella rivolta non è riuscita a spostare il destino. Ma ha lasciato tracce, storie. A queste storie aggrappiamo il nostro desiderio di futuro. Di un futuro migliore.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Non ho voglia di scrivere che a Rosarno non è cambiato niente. Non ero là sei anni fa, non sono là adesso. Leggo. C’è una tendopoli, mille e più persone. Ci sono capannoni abbandonati trasformati in condomini della desolazione. Da novembre a marzo i ragazzi neri ‘fanno la piazza’, all’alba aspettano i caporali. Leggo di un ragazzo ucciso a giugno (le versioni sono mille su questa morte che mi era sfuggita, ecco oramai sfugge anche la morte). Leggo di botte nell’inverno. Leggo: cinquanta centesimi a cassetta di arance. Ora, estate non è stagione, si va raccogliere pomodori nel foggiano, il tabacco in Campania. In autunno le vendemmie in Piemonte. Leggo che in un litro di aranciata ci sono 3 centesimi di succo d’arancia. Non faccio i conti. So che è una sporca filiera. Non ho voglia di scrivere che niente è cambiato a Rosarno. Lo so, lo immagino.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Posso solo scriverlo. Posso solo, se sono a Matera, entrare in uno dei luoghi più belli della città, la chiesa che non è più chiesa della Madonna del Carmine, cappella di Palazzo Lanfranchi e ritrovarmi davanti ai volti in cartapesta dei neri di Rosarno. Fa bene guardarli, di questi tempi.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Non cambia il mondo questa installazione, questa scultura. Non cambia il mondo nemmeno il lavoro fatto da una ventina di migranti a Matera con l’aiuto di maestri della cartapesta e del legno (Michelangelo Pentasuglia, Raffaele PentasugliaMassimo Casiello, la cooperativa Il Sicomoro ad organizzare e a insegnare l’italiano), ma se la vicenda di quegli uomini che si rivoltarono (neri dell’africa occidentale, soprattutto) diventa un segno e quella gente in rivolta, con le loro cassette e le loro arance, si alzano nuovamente in piedi, qualcosa è pur rimasto addosso alla storia di questa Italia. Questo voglio scriverlo. Anche se mai sono stato a Rosarno.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Artisti e migranti, a Matera, hanno lavorato per tre mesi per realizzare questa ‘installazione’ che, fino alla fine di settembre, rimarrà nella navata vuota in questa chiesa. I volti di questi uomini escono dalle cassette, alcune arance rotolano per terra. Può capitare che i bambini giochino con queste palle rossastre.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Sono passati sei anni dalla sollevazione di Rosarno, ma nelle campagne della Puglia, della Calabria, della Lucania, della pianura padana, questa mattina, un popolo di uomini è già in cammino per andare a raccogliere pomodori: sei euro per tre quintali. Fra qualche mese torneranno a Rosarno e nella piana di Gioia Tauro per quelle stesse arance. A sera torneranno in casolari abbandonati, ghetti foggiani, ripari infami. Ci saranno ancora botte, follie, orrori quotidiane. ‘Ndragheta e coraggiosi sindacalisti, ragazzi arrabbiati e ragazzi del posto con il destino della violenza addosso. I volti di cartapesta di palazzo Lanfranchi non sono solo una memoria, sono un presente che non vogliamo vedere.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

I turisti entreranno, fosse solo per inerzia, nella chiesa della Madonna del Carmine e vedranno, per un momento, questi uomini guardarli. Non capiranno, non ricorderanno. Oppure qualcosa li afferrerà e, forse, si soffermeranno di fronte al mucchio delle cassette, alle arance che possono toccare e quegli uomini di cartapesta racconteranno, in un italiano spezzato, i loro giorni, un passato, un presente e la speranza di un futuro. E’ la storia di uomini in rivolta, che, a un certo punto, hanno deciso che era ‘inaccettabile’ vivere a quella maniera.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Scrive Antonello Mangano, giornalista siciliano, autore de ‘Gli africani salveranno Rosarno’: ‘Ci voleva in Campania, come a Rosarno, un pugno di africani per segnare la differenza tra il consueto e l’inaccettabile. Per un crudele paradosso le uniche rivolte contro le mafie più feroci d’Italia le hanno fatte persone senza diritti, senza documenti, né identità’.

A sera, quando viaggio per le strade di questo Sud, incrocio uomini in cammino. Neri, pakistani, cingalesi, arabi che ritornano alle loro baracche. Si vedono appena, sono ai bordi delle strade, non si voltano nemmeno quando passa una macchina e noi andiamo oltre in fretta. Almeno questa volta, fosse solo in cartapesta (e a Matera la cartapesta ‘significa’), questi uomini sono nel luogo più visitato della città che vuole essere Capitale della Cultura d’Europa.

L’installazione ‘La rivolta della arance’ sarà a Palazzo Lanfranchi, a Matera, fino al 24 settembre.