Elezioni presidenziali e campionati mondiali di calcio coincidono quasi sempre nel destino della Colombia. Accadono a scadenza di quattro anni. E sempre c’è la tentazione della politica di giocare a calcio. Elezioni pericolose: un candidato di estrema destra, Abelarado De La Espriella, indossa la ‘camiseta amarilla’ dei ‘cafeteros’ e invita i suoi elettori ad andare a votare indossandola. Anni fa ci provo un altro uomo di destra, Jair Bolsonaro: non gli andò bene, perse, tentò un golpe e nel 2025 fu condannato a 27 anni di carcere.

Testo e foto di Andrea Semplici

Montevideo, davanti all’oceano

Pochi giorni fa Marta mi ha scritto da Bogotà. Quasi mi invitava: ‘Scriverai di Colombia che ha vinto contro Uzbekistan’.

Ho risposto a Marta con un contro-invito: ‘Raccontami dei Mondiali dalla Colombia’.

La sua risposta:

‘Caro Andrea, a dire il vero il Mondiale è qualcosa di poco importante in mezzo a quello che accadrà domenica, giorno di elezioni per il presidente del nostro paese’.

Ha ragione, Marta. In Colombia, domenica 21 giugno, domani, si voterà per eleggere il nuovo presidente. Contesa aspra, dura, pericolosa. Simile a quanto sta accadendo in mezzo mondo. Un candidato di ultra destra, Abelardo de la Espriella, conosciuto come ‘El Tigre’, un avvocato che si presenta ai comizi con saluto militare e protetto da guardie del corpo armate fino ai denti, contro il progressista Iván Cepeda, senatore, a suo volta figlio di un senatore comunista ucciso, nel 1994, da gruppi paramilitari mentre si recava in senato.  Al primo turno, De La Espriella ha ottenuto, smentendo i sondaggi, più voti di Cepeda. E nuovi sondaggi, ora, lo danno come vittorioso. Forte anche dell’appoggio inevitabile di Donald Trump. I due uomini si assomigliano. Capisco la paura di Marta. ‘Cepeda è un uomo in gamba, vuole un paese più giusto, più equilibrato, ma ho paura che non riesca a vincere. Oggi vince chi urla di più, chi promette di più, chi si fa più pubblicità’.

Il nuovo business di alcuni paesi di quello che un tempo era il Terzo Mondo sono le carceri. Modello Bukele in Salvador. El Tigre vuole costruire dieci nuove superprigioni e farsi mandare prigionieri dagli Stati Uniti. Non è molto dissimile da quanto si appresta a fare l’Europa con gli uomini e le donne che cercano un futuro da noi.

Marta ha visto la partita di esordio della Colombia ai Mondiali. Felice, i cafeteros hanno vinto. ‘È stata un’allegria per il paese, ma per me, oggi, il calcio è meno importante…’.

I Mondiali e le elezioni, la loro coincidenza, sono, in Colombia, un’abitudine. Entrambi hanno cicli regolari di quattro anni. Fra il 1930 e il 2026, la Colombia è andata al voto 24 volte. Per 21 volte le date delle elezioni hanno coinciso con i Mondiali.

Ed è così, come è sempre stato (i Mondiali del fascismo in Italia, i mondiali dei generali golpisti in Argentina, il mundialito dei militari uruguagi): i simboli del calcio si fanno strumento di colpi bassi della politica. Il candidato di estrema destra De La Espriella si presenta ai comizi, oltre che con i suoi guardiaspalle e un giubbotto antiproiettile, indossando la ‘camiseta amarilla’ della nazionale colombiana. De La Espriella ha chiesto ai suoi elettori di andare a votare con questa maglietta, ‘con sentido patrio, amor por nuestra nacion y unión entre los colombianos’. Non che il presidente uscente, Gustavo Preto, primo presidente di sinistra della Colombia, sia stato meno ‘sensibile’ al fascino del pallone: è andato a salutare la nazionale in partenza per il Messico indossando anche lui la ‘camiseta’.  

La federazione colombiana ha pregato i candidati di tenere fuori la maglietta ‘icono de unidad’ fuori dalla contesa politica.

Dobbiamo stupirci? l’ex-presidente brasiliano di estrema destra, Jair Bolsonaro, indossava la maglietta verde-oro del Brasile durante le sue campagne elettorali. Gli è andata male, por suerte: sconfitto, nel 2025, Bolsonaro è stato condannato a ventisette anni di prigione per il suo coinvolgimento nel tentativo di ribaltare il risultato delle elezioni che aveva appena perduto contro Lula da Silva.

In Argentina non so quanto faccia stupore un video ‘fantastico’, costruito con la Ai, dove si vede il presidente (di estrema destra) Javier Milei schierato come portiere della squadra dell’Argentina. Inni nazionali, fianco a fianco a Lionel Messi. Gli avversari: il partito del comunismo, che schiera, senza speranze, vecchie ‘glorie’ del passato, da Lenin a Stalin, fino a Nicolás Maduro, scomparso nelle carceri di Donald Trump.

Povero calcio. Dai, Colombia.