Mentre gli inglesi di Harry Kane sconfiggono la Croazia e annunciano le loro ambizioni, a noi va di ricordare chi ai Mondiali non ha mai giocato: Alfredo Di Stefano, argentino che rese immenso il Real Madrid. Aveva 36 anni, più giovane dil Ronaldo e Messi scesi in campo in questi giorni mondiali, avrebbe dovuto giocare in Cile, 1962. Niente da fare: aveva la cittadinanza spagnola, la Spagna si era qualificata, ma un infortunio gli negò quest’ultima felicità.
Testo e foto di Stefano Spadoni

Era l’anno dei Mondiali, quelli del ’66, la Regina d’Inghilterra era Pele’ (A.Venditti).
It’s coming home (sta tornando a casa), titolano i tabloid inglesi, i mondiali a casa dei maestri, gli inventori del calcio. Gli inglesi non parteciparono ai primi campionati in quanto si ritenevano di un altro livello per gareggiare con chi usava il loro giocattolo. Solo alla fine dei tornei sfidavano, in casa, i neocampioni, vincendo sempre e tenendo quindi intatto il mito e la convinzione della loro superiorità.
Finalmente nel 1950, primo campionato dopo la seconda guerra mondiale, uscirono dal loro presuntuoso isolamento, non collezionando però risultati soddisfacenti, degni di nota. Ma nel 1966 appunto, in una competizione condizionata da strani arbitraggi, talora ritenuti scandalosi, riuscirono nell’impresa di ricevere l’ambita Coppa Jules Rimet dalle mani della ancora giovane Regina Elisabetta dopo una avvincente finale contro la Germania Ovest conclusasi nei tempi supplementari e risolta da un gol – non gol del bomber Hurst. E quello è l’unico trofeo vinto sinora dai Maestri…
Sono partiti bene e hanno avuto ragione della Croazia. Londra avverte: siamo qui…
Sinora le cosiddette grandi non hanno brillato, addirittura la Spagna ha pareggiato 0 a 0 contro Capo Verde!!! E solo prodezze individuali, di Vinicius per il Brasile e Mbappè per la Francia, hanno evitato altre sorprese. Va beh, poi c’è Messi, ma lui è un altro sport. Tre gol stanotte, miglior realizzatore nei mondiali di tutti i tempi e ancora non è finita… Ci sarà ancora modo e tempo di parlare di lui, unico “Messi a” del calcio. Ma il torneo è lungo, l’importante è arrivare in buone condizioni alle fasi finali, alle partite ad eliminazione diretta, da dentro o fuori. Thriller.
E a proposito di grandi individualità. C’è un calciatore, tra i più grandi in assoluto di tutti i tempi calcistici, che non ha mai partecipato alla rassegna iridata. Stavolta parlo di Alfredo Di Stefano, nato a Buenos Aires nel 1926, esordisce a soli 15 anni nel River Plate, soprannominato Saeta Rubia, freccia bionda. Giocatore universale, tatticamente completo, capace di giocare in ogni zona del campo, sempre a testa alta, intuiva il gioco prima degli altri. Era nella stessa partita centravanti, regista, uomo squadra, leader assoluto dentro e fuori dal campo. Nel 1953 passa, dopo un’esperienza nei Millionaros di Bogotà, Colombia (soldi soldi soldi), al Real Madrid. E comincia il mito. Vince cinque Coppa dei Campioni consecutive, nove scudetti, due Palloni d’Oro. Viene naturalizzato spagnolo ma un infortunio gli nega la possibilità di giocare nei Campionati del Cile 1962, a 36 anni.
Un amico spagnolo di mio padre mi raccontò un episodio su Di Stefano che a me, bambino cresciuto a Nutella e Gazzetta dello Sport, è rimasto talmente impresso che non posso non raccontarlo. “Sta per finire il primo tempo, Di Stefano palla al piede nella propria metà campo, parte in velocità, supera tre avversari in slalom e giunto nei pressi dell’area di rigore esplode un formidabile tiro di destro: portiere strabattuto, ma il pallone si schianta contro l’incrocio dei pali ed ha tanta forza che ritorna a metà campo. Di Stefano torna indietro, si fa restituire la palla, supera ancora tre avversari in slalom, sferra un tiro analogo a quello precedente, soltanto mirando leggermente più in basso. Portiere strabattuto, gol clamoroso sotto il medesimo incrocio dei pali. Poi come se nulla fosse accaduto e senza nemmeno esultare, trotterellando rientra nella propria metà campo”.
L’unica nota negativa è che le sue straordinarie prodezze siano state compiute in anni in cui le immagini televisive erano poche e non di buona qualità. Ma questo in fondo contribuisce a tenere sempre viva la leggenda di Saeta Rubia. Un suggerimento. Se andate a visitare il Museo del Calcio a Firenze, Coverciano, cercate la stanza delle maglie. La sua, rossa della nazionale spagnola, fa bellissima mostra in mezzo a quelle di altri campioni.
Buon proseguimento di mondiale a tutti.
